| Il denaro corrompe la natura del tempo | |||||
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Questa scala di valori, che anteponeva
il povero al ricco nel regno dei cieli, spiega la diffidenza che la cultura
cristiana medioevale nutrì nei confronti del mercante che, con la
sua attività e con il suo esempio, diffondeva nella società
una diversa idea di ricchezza, come valore economico, come guadagno che
permette di "accumulare tesori sulla terra". Il fatto è che la Chiesa aveva elaborato una teoria del denaro molto particolare e, per certi aspetti, assai interessante, ma che difficilmente poteva conciliarsi con le esigenze della emergente società mercantile. Per il mercante infatti il denaro ha una funzione assai importante, perché strumento comodo ed efficace per due scopi: come unità di misura del valore degli oggetti e come strumento per lo scambio delle merci. Il modo "naturale" per procurarsi del denaro è il lavoro: l'artigiano che trasforma il legno o il cuoio in tavoli o scarpe, oppure il mercante che acquista in Oriente del pepe, lo trasporta a suo rischio e lo rivende in Occidente, danno con il loro lavoro maggior valore a quegli oggetti e creano ricchezza. Il denaro è quindi frutto del lavoro e serve per acquistare delle merci: questa sembrò per molto tempo la sua natura genuina; e tutto sommato tale impostazione poteva essere condivisa dalla Chiesa, purché gli scambi e i rapporti economici fossero costruiti sulla base del reciproco aiuto e a vantaggio della comunità. Ma se si osserva da vicino l'attività del mercante si nota che è assai difficile quanto raro guadagnare denaro e ricchezze mantenendosi in tutto onesti, o per lo meno rispettando le regole di rapporti commerciali trasparenti e veritieri. Chi agisce nell'oscurità e trama nelle tenebre é il demonio e quindi il mercante appare più vicino all'inferno che alla comunità cristiana. Non solo, ma il denaro, in una società complessa assolve ad una terza funzione, oltre a quelle di misura del valore e di strumento di scambio: dà, a chi ne possiede in eccedenza, un maggiore potere di acquisto. Questo fa sì che esso sia desiderato non solo come mezzo per gli scambi e per soddisfare i bisogni, ma anche per se stesso, perché sembra dare la certezza che ogni desiderio potrà essere esaudito. Per questo il denaro esercita un fascino e un'attrazione come la magia e il sortilegio. Ora, vi è un aspetto del denaro che appare inquietante per la cultura religiosa del Medioevo: esso sembra avere il potere, magico e diabolico, di generare nuovo denaro: con il prestito a interesse, che allora era considerato usura indipendentemente dal tasso applicato, si può guadagnare denaro sfruttando il semplice scorrere del tempo. Soprattutto questo aspetto apparve alla Chiesa diabolico, perché sembrava che fossero alterate e violentate le leggi della natura. |
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