La chiesa attenua la condanna
delle ricchezze e dell'usura
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In una società nella quale le attività connesse con il maneggio del denaro erano ormai divenute comuni, la Chiesa comprese che non si poteva mantenere una condanna totale nei confronti del prestito a interesse. Introdusse allora la distinzione tra interesse lecito e illecito e trovò nella teoria del purgatorio una possibilità di salvezza offerta a chi con elemosine, preghiere e buone azioni, mostrasse il segno del pentimento di un'attività che comunque esponeva l'uomo al peccato. L'"esempio" qui proposto testimonia questo mutamento di indirizzo: in esso la parola "inferno" dal cui profondo risale l'usuraio, va intesa, come chiarisce in una parte non riportata il monaco che lo racconta, nel significato nuovo di luogo ove vi sono fiamme come all'inferno, ossia il purgatorio.

Ai nostri giorni morì un usuraio di Liegi. Il vescovo lo fece escludere dal cimitero. Sua moglie si recò alla sede apostolica per implorare che venisse seppellito in terra consacrata. Il papa rifiutò. Ella allora parlò in difesa di suo marito: «Mi è stato detto, Signore, che l'uomo e la donna sono una cosa sola e che, secondo l'apostolo, l'uomo infedele può essere salvato dalla donna fedele. Io che sono parte del corpo di mio marito, farò volentieri al posto suo ciò che egli ha dimenticato di fare. Sono pronta a farmi reclusa per lui e a offrire a Dio il riscatto dei suoi peccati». Cedendo alle preghiere dei cardinali, il papa fece portare il morto al cimitero. Sua moglie elesse domicilio presso la sua tomba, si rinchiuse come una reclusa, e si sforzò giorno e notte di placare Dio per la salvezza dell'anima di lui con elemosine, digiuni, preghiere e veglie. Passati sette anni, le apparve il marito vestito di nero, che la ringraziò: «Dio te ne renda merito perché grazie alle tue prove sono stato tratto dalle profondità dell'inferno e dai più terribili tormenti. Se mi renderai ancora questi servigi per sette anni, sarò completamente libero». Ella lo fece, e il marito le apparve nuovamente dopo altri sette anni, questa volta vestito di bianco e con l'aria felice. «Rendo grazie a Dio e a te perché sono stato liberato oggi».
(Jacques Le Goff, La borsa e la vita, dall'usuraio al banchiere, Laterza, Bari 1987, pag. 72)