|
Con l'avvento
di una cartografia cristiana, basata unicamente sulle interpretazioni
della Bibbia, e dopo la distruzione della grande biblioteca
di Alessandria con le opere dei più grandi pensatori
precristiani, la nostra immagine del mondo rimase a lungo
chiusa, definitiva, immutabile. I cartografi dunque, non avendo
altro spazio libero su cui impiegare le loro energie se non
quello estetico, abbellirono le mappe terrestri con decorazioni
le più fantasiose, fino a farne spesso delle vere e
proprie opere d'arte. Esse si animavano di ogni sorta di esseri
esotici, fantastici e mostruosi (pigmei, ermafroditi, licantropi,
streghe) in cui si esprimeva l'immagine che si aveva del mondo.
E sulle zone periferiche si affacciavano etiopi con quattro
occhi, negri senza naso, uomini del deserto con gambe a uncino
e indiani i cui piedi avevano otto dita. Più ci si
allontanava dal centro della cristianità, più
terribile era l'aspetto degli abitanti di quelle zone: uomini
con piedi di cavallo, teste di cane o code di maiale; uomini
con due teste o con la testa sotto il braccio. I diversi tentativi
di rappresentare più realisticamente il mondo, e che
mettevano in dubbio la validità della cartografia cristiana,
furono sistematicamente soffocati.
|