Img. 2 - La cartografia cristiana

Abitanti mostruosi delle terre d'Oriente in una miniatura del XV secolo
che illustra il Milione (Livre des merveilles du monde) di Marco Polo.

Con l'avvento di una cartografia cristiana, basata unicamente sulle interpretazioni della Bibbia, e dopo la distruzione della grande biblioteca di Alessandria con le opere dei più grandi pensatori precristiani, la nostra immagine del mondo rimase a lungo chiusa, definitiva, immutabile. I cartografi dunque, non avendo altro spazio libero su cui impiegare le loro energie se non quello estetico, abbellirono le mappe terrestri con decorazioni le più fantasiose, fino a farne spesso delle vere e proprie opere d'arte. Esse si animavano di ogni sorta di esseri esotici, fantastici e mostruosi (pigmei, ermafroditi, licantropi, streghe) in cui si esprimeva l'immagine che si aveva del mondo. E sulle zone periferiche si affacciavano etiopi con quattro occhi, negri senza naso, uomini del deserto con gambe a uncino e indiani i cui piedi avevano otto dita. Più ci si allontanava dal centro della cristianità, più terribile era l'aspetto degli abitanti di quelle zone: uomini con piedi di cavallo, teste di cane o code di maiale; uomini con due teste o con la testa sotto il braccio. I diversi tentativi di rappresentare più realisticamente il mondo, e che mettevano in dubbio la validità della cartografia cristiana, furono sistematicamente soffocati.

 

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