Con
l'urbanizzazione e la crescente meccanizzazione del lavoro, accadde che
gli imprenditori, nella prima metà dell'Ottocento, trovarono sempre più
conveniente fare a meno degli operai qualificati (più forti sul piano contrattuale
e non più indispensabili), per assumere al loro posto donne e bambini, sottopagati
e più docili. Questa scelta ebbe però un effetto fortemente distruttivo
sia del modello familiare tradizionale sia del benessere fisico, psichico
ed economico dei singoli. Le condizioni di vita e di lavoro delle operaie
erano massacranti, da un lato a causa degli orari di lavoro interminabili
e, dall'altro, a causa di lavori e ambienti di lavoro faticosi, malsani,
logoranti; va aggiunto poi che il lavoro fuori casa non toglieva alle lavoratrici
nessuno degli obblighi tradizionali di mogli e di madri, con la conseguenza
di sottoporle a un ulteriore carico di lavoro. I dati confermano che, oltre
all'aumento delle malattie e della mortalità nelle famiglie operaie, si
assistette anche al diffondersi dell'alcolismo e della prostituzione (
Doc. 3). Tuttavia, se lavorare per la
prima volta al di fuori del contesto famigliare significava per le donne
essere meno protette, voleva anche dire cominciare a ottenere un guadagno
che non passava attraverso il diretto controllo dei maschi di famiglia e
quindi accrescere la propria autonomia e l'importanza del proprio ruolo
sociale. Un'altra importante conseguenza del lavoro fuori casa fu la crescita
della coscienza di sé, grazie al confronto con altre donne. |