Nel dramma filosofico La vita è sogno di Calderon de
la Barca (1600-1681) l'azione è incentrata sul personaggio di Sigismondo, erede
al trono di Polonia, che il padre, il re Basilio, ha fatto rinchiudere in un
castello in seguito a un oscuro presagio. Sigismondo, incatenato dalla nascita,
odia selvaggiamente il mondo, eppure aspira alla libertà. Una notte il padre
lo fa trasportare addormentato nella reggia, per aver una prova definitiva della
sua malvagità. Venuto a conoscenza della sua vicenda, Sigismondo si comporta
da tiranno, trattando tutti con superbia e arroganza, giungendo a uccidere.
Il padre lo fa riportare, di nuovo nel sonno, nella prigione del castello, dove
Sigismondo si risveglia, dubitando della realtà di quanto ha vissuto. Tutta
la vita gli appare allora un sogno, che bisogna vivere con la coscienza che
di sogno si tratta e non di realtà. Anche la posizione sociale, essere re o
carcerato, grande o umile, è indifferente, poiché non ha alcun valore assoluto,
tutto si risolve in una impressione dell'animo di chi vive il sogno.
La tragedia termina con la liberazione di Sigismondo e il suo riscatto agli
occhi del padre, che si pente di non averlo educato da essere umano e gli riconosce
il titolo di principe.
Di seguito il monologo di Sigismondo dopo che è tornato nuovamente nella vecchia
prigione.
Sigismondo
È proprio vero! reprimiamo dunque questa fiera indole, questa furia, quest'ambizione,
perché forse stiamo sognando. E faremo così, dato che viviamo in un mondo tanto
singolare che il vivere non è che un sognare, e l'esperienza m'ha insegnato
che l'uomo che vive sogna di essere quello che è, fino a quando si desta. Il
re sogna d'esser re, e così ingannato vive esercitando il comando, disponendo
e governando; ma gli ossequi che riceve come in prestito può scriverli sulle
ali del vento, e la morte li muta in fredde ceneri... Sventura immensa!... È
possibile che ci sia chi cerca di regnare, se pensa che poi dovrà ridestarsi
nel sonno della morte? Il ricco sogna le sue ricchezze che gli procurano tante
preoccupazioni; il povero sogna di soffrire la sua miserabile povertà; sogna
colui che comincia a prosperare; sogna chi s'affanna a correr dietro agli onori;
sogna colui che insulta e offende... In conclusione, tutti in questo mondo sognano
di essere quel che sono, se anche nessuno se ne rende conto!... Io sogno d'esser
qua oppresso da queste catene; ma ho sognato che mi vedevo in altra condizione
ben più lusinghiera... Che è mai la vita? Una frenesia. Che è mai la vita? Un'illusione,
un'ombra, una finzione... E il più grande dei beni è poi ben poca cosa, perché
tutta la vita è sogno, e gli stessi sogni son sogni!...
(Calderon de La Barca, La vita è sogno, scena XIX, atto secondo, BUR, 1958, p. 70)