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Giovanni Gennari | |
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| L’eredità di don Milani |
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| Avvenire - 26 giugno 2007 |
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Figura contestata del mondo cattolico degli anni sessanta e settanta, a quarant’anni dalla
morte, don Milani resta per Giovanni Gennari un personaggio quanto mai attuale. Uomo di Chiesa
ma, soprattutto, educatore e animatore della famosa scuola di Sant’Andrea di Barbiana: il primo
tentativo di scuola a tempo pieno espressamente rivolto alle classi popolari. Maestro sui
generis, la cui azione fu a lungo avversata dalle autorità scolastiche e anche da una parte
di quelle religiose, don Milani è stato una delle personalità più significative del dibattito
culturale del dopoguerra.
Morto da 40 anni e più vivo che mai: don Lorenzo
Milani. Come lo prendi… punge. Sempre così. Decise di entrare in seminario per farsi
prete, ma avvertì la madre solo la sera prima, sedendosi a cena: «Domani vado via!». Lasciava
senza fiato. Unicamente prete: anche maestro, indagatore di fenomeni sociali, catechista,
provocatore sì, ma da prete. E prete della Chiesa cattolica fiorentina, orgoglioso di esserlo
nonostante incomprensioni e difficoltà [...] Attuale e da ascoltare anche oggi. Qual è il
segreto di quest’uomo, di questo prete? Nel metodo, parole come sassi, o anche come spine. Sassi
di un David moderno contro i Golia di sempre. Perciò i soliti incorreggibili, che già da vivo
non lo sopportavano, sempre più soli dicono che oggi è superato, che la sua visione del mondo è
manichea… Lui ha scelto i poveri e li ha resi
coscienti della loro dignità: uomini e figli di Dio. Superato? Oggi tre quarti del mondo
sono ancora più poveri dei ragazzi di Barbiana che lui, come diceva, ha «tirato su».
[...] Don Lorenzo nasce nel 1923, studia, fa l’artista, conosce il mondo, a 20 anni trova Cristo
e va in seminario, a 24 è prete. Il resto è conseguenza. Maestro a Calenzano, fa una scuola
strana e disturba tanti, a 31 anni lo mandano in un paesino sperduto tra le montagne. Obbedisce,
e insiste: prete per tutti e maestro per i ragazzi: 365 giorni all’anno, 12 ore al giorno.
Intanto pubblica, con la prefazione calda e prudente di un vescovo, monsignor Giuseppe D’Avack,
un libro che racconta le Esperienze Pastorali di Calenzano: analisi sociali, prospettive
antropologiche, ipotesi di catechesi, riflessioni pastorali… Roba che pesa, come i sassi di
David, e tanti hanno paura di prenderli in fronte. Il libro è stroncato da riviste cattoliche e
viene ritirato per ordine dell’allora Sant’Uffizio.
Così si spiega - lo ha chiarito molte volte monsignor Capovilla - un giudizio duro di Giovanni XXIII ancora Patriarca a Venezia: aveva letto
solo le stroncature di Civiltà Cattolica, poi ha mutato parere. Giovanni Battista Montini ha già allora un giudizio
diverso, e pur nella prudenza anche da Papa ama e aiuta don Lorenzo, già malato, che gliene è
gratissimo. Lui con i ragazzi vive, parla, scrive e testimonia, è irritato da chi cerca di
utilizzarlo per dir male della sua Chiesa, cui nella fede ubbidisce sempre anche quando gli
ordini paiono crudeli e mentre in ben altri contesti dà scandalo ricordando a tutti che
«l’obbedienza non è più una virtù». Sta con i poveri, ma ammonisce - per tutti i Pipetta che sta
crescendo - che il Vangelo ha l’ultima parola di
beatitudine per la povertà nello Spirito Santo. Critico e autocritico, rigoroso con sé prima che
con gli altri, tutto donato a Dio attraverso i suoi ragazzi… Fino alla fine, che arriva il 26
giugno 1967. Fine? Comincia allora la sua definitiva testimonianza, e dura da 40 anni. Ha
avuto difficoltà con uomini di Chiesa come il cardinale Florit, che forse non riuscivano a
vedere oltre la misura della loro cultura e dei loro limiti… In breve: un santo prete.
Provocatorio? Pungente e spinoso? Sì, ma è la traduzione di altre spine, quelle della corona
sulla Croce. Le ha portate il Maestro, chi lo segue davvero le indossa, e pungono ancora. [...]
VEDI ANCHE
Giovanni Belardelli, Il Sovversivo, in “Corriere della Sera”, 22 maggio 2007.
Francesco Erbani, Lo scandalo di Barbiana, ne “la Repubblica”, 10 maggio 2007.
Luciano Corradini, La Professoressa compie 40 anni, in “Avvenire”, 14 marzo 2007. |
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