Perrot, M., Les ouvriers en grève. France 1871-1890

(Mouton, Parigi 1974). Il libro segna uno dei passaggi fondamentali nel rinnovamento della storiografia sul movimento operaio. Oggetto dell'analisi è la classe operaia francese nella seconda metà dell'Ottocento, cioè prima dello sviluppo del moderno movimento operaio socialista. Gli operai vengono studiati in un momento fondamentale della loro vita come classe, lo sciopero, che come afferma l'autrice «rompe il mutismo al quale i detentori della cultura condannano, abitualmente, le classi popolari». Focalizzare l'attenzione sullo sciopero consente all'equipe di lavoro guidata da Perrot di utilizzare anche le metodologie della storia quantitativa, analizzando e combinando una miriade di dati raccolti sulle caratteristiche degli scioperi (località, data, tipo di rivendicazione, organizzazione, negoziati, violenze, repressioni). I dati elaborati si affiancano all'analisi attenta delle soggettività operaie in gioco, senza correre mai il rischio di svilire nella freddezza del dato quantitativo la complessità della dimensione umana, valorizzando al contrario l'intreccio di modelli interdisciplinari nel lavoro storico. Due realtà emergono dall'analisi di Perrot: la prima è la motivazione prevalentemente economica degli scioperi analizzati, la seconda la componente spontaneistica dell'organizzazione delle masse. Gli operai, privi di organizzazioni sindacali strutturate, lottano esclusivamente per il salario disinteressandosi delle condizioni complessive di vita all'interno della fabbrica, in questo esprimendo una forma di resistenza a riconoscersi definitivamente nella condizione di operai. Parallelamente, il risalto posto dalla studiosa sul carattere di esperienza palingenetica dello sciopero («gesticolante e sonoro, è l'esplosione della parola, psicodramma dove si liberano le pulsioni compresse») ha condotto alcuni storici a criticare questa interpretazione, definita soreliana. Proprio questa duplice lettura degli scioperi, che pone al centro il problema dello "spontaneismo" delle masse, si inserisce nell polemiche storiografiche (e politiche) di quegli anni, che mirano a delegittimare l'interpretazione della centralità dell'organizzazione, sindacale e di partito, nello sviluppo del movimento operaio, propria della storiografia marxista ortodossa.