Voltaire, Le siècle de Louis XIV

Opera storica composta tra il 1735 e il 1739 (prima redazione), rielaborata a Berlino nel 1750, qui stampata per la prima volta nel 1751 (con data 1752), riedita nel 1756 (nelle Oeuvres complètes) e ancora, con aggiunte, nel 1768. Tratta della storia di Francia dalla morte di Luigi XIII (1642) con la reggenza di Anna d'Austria fino alla conclusione della guerra per la successione di Spagna (1713), e dunque ha al proprio centro il regno e in particolare il periodo di governo personale di Luigi XIV (1661-1715). L'autore, fin lì noto per il poema epico Henriade (1723) e per l'Histoire de Charles XII (1731), vi assume, rompendo con la tradizione annalistica, un punto di vista storiografico nuovo e originale, che informerà tutta la successiva sua opera di storico. Oggetto di storia non sono più esclusivamente re, ministri e guerre, né gli eroismi bellici. Pur senza trascurare gli aspetti politici e militari (una buona metà dell'opera è dedicata alla situazione internazionale europea e alle guerre espansionistiche di Luigi XIV), la storia deve trattare innanzitutto dei "costumi" (moeurs) di una nazione e della sua civiltà: deve essere, cioè, storia dei valori culturali (letterari, filosofici, religiosi) e artistici che essa sa esprimere e dei grandi uomini che hanno contribuito al suo benessere: di quei particolari eroi che si sono distinti come protagonisti dei suoi progressi in tutti i campi del vivere sociale e civile. Lo sguardo di Voltaire è animato da una sincera ammirazione per il grand siècle e soprattutto per la figura di Luigi il Grande; lo stato della monarchia francese nel secolo XVII (che trovò nella reggia di Versailles il suo simbolo artistico e il suo scenario magnifico) è percepito come l'apogeo dello splendore e della vitalità della nazione, anche nei rapporti internazionali, in contrapposizione con i sintomi di indebolimento e di inerzia, nel governo, nei valori, nel gusto, a suo avviso sempre più evidenti nella Francia del primo Settecento. Il Siècle de Louis XIV, capolavoro letterario oltre che di storiografia, vuole così essere l'affresco di un secolo mirabile, il secolo di Racine e di Corneille, di Molière, di Poussin, di La Fontaine e di Colbert. Onore, grandezza, prestigio, potenza nazionali sono valori per i quali Voltaire dimostra una spiccata sensibilità e che gli suggeriscono un atteggiamento di ammirazione e perfino di rimpianto per un'epoca contrassegnata dal massimo grado di politesse (raffinatezza) mai raggiunto in precedenza da una società, come quella francese, divenuta un modello per tutte le nazioni grazie all'operato del "Grande Re". Il Voltaire philosophe, ammiratore dell'Inghilterra (le Lettres philosophiques sono del 1734), non si nasconde il fatto che la politica di prestigio e di potenza della monarchia di Luigi XIV, rimasta anche in seguito come simbolo di assolutismo e di governo personale, ha significato sacrificio del benessere e della felicità del popolo: e non manca di manifestare tutta la sua incondizionata ammirazione per quei sovrani veramente "filosofi" che, come Leopold di Lorena, hanno saputo dedicarsi interamente al bene, all'utile e alla cultura della propria nazione. Perciò non è solo un sovrano, per quanto grande, a occupare il centro della scena. Piuttosto sono i vari momenti della vita della nazione (commercio, industria, finanza, religione, arti, scienze, belle lettere, oltre che governo, amministrazione, politica) a divenire qui il vero oggetto di una storia generale perché attenta alla complessità del sociale, animata dall'amore della virtù, delle arti e della patria e ispirata dall'idea illuministica del bene generale come unico criterio legittimo di giudizio dell'opera dei governanti. E se il governo assolutistico vi è trattato con sguardo compiacente, ciò è per la consapevolezza che proprio il governo personale di Luigi XIV poté porre fine al disordine gotico dello stato nel periodo delle fronde e, con l'efficienza e la regolarità dell'amministrazione, rendere possibili i progressi e le conquiste civili e culturali della Francia seicentesca. Non mancano, d'altra parte, e sono sempre più accentuate nelle successive edizioni dell'opera, riserve esplicite su certi aspetti dell'opera di Luigi XIV, di cui Voltaire mostra di saper cogliere le luci e le ombre. Il regno che vide l'abrogazione dell'editto di Nantes, le dragonnades, la rivolta delle Cevennes; il regno conclusosi con la nazione spossata dalla guerra per la successione spagnola non poteva rappresentare un puro ideale philosophique per il Voltaire impegnato a fondo nelle battaglie illuministiche per la tolleranza religiosa, contro le ipocrisie, le superstizioni e i fantasmi religiosi, contro gli aspetti più irrazionali dell'apparato giudiziario e contro il privilegio, in favore delle libertà civili.

G. Abbattista