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tecnica
Termine con cui si indica l'insieme delle norme che regolano lo svolgimento
di un'attività intellettuale e materiale e che perciò vengono tramandate
sotto forma di un patrimonio di gesti e di conoscenze. Il concetto di
tecnica non riguarda soltanto l'economia, ma qualunque attività e, in
modo particolare, quelle la cui esecuzione richiede un'abilità specifica.
Si parla, dunque, di tecnica nella musica, nello sport, nella pittura,
nella scultura ecc. Si riferisce, invece, al solo settore dell'economia
il termine tecnologia, con cui si indica lo stato delle conoscenze
relative ai processi produttivi. La parola greca téchne, da cui
i termini tecnica e tecnologia derivano, aveva molti significati:
arte, artificio, abilità, astuzia, destrezza,
espediente. Si indicava dunque con questo termine l'abilità caratteristica
dell'uomo di servirsi dell'ingegno e delle pratich manuali per volgere
a proprio vantaggio le potenzialità dell'ambiente: la tecnica era intesa,
dunque, come un'arte atta a modificare il corso della natura. Ponendo
particolare attenzione all'economia, una tecnica viene elaborata nel momento
in cui l'ambiente non risponde più alle esigenze e ai desideri degli uomini.
In questo caso il rendimento dell'attività lavorativa diminuisce e sorge
la necessità di rendere più efficace il modo di agire dell'uomo. È un
fenomeno che si verifica soprattutto quando, allargando la produzione
nelle forme consuete, il rendimento marginale si abbassa. L'indagine storica
condotta sul lungo periodo ha permesso di constatare che, fino a un tempo
assai recente, la tecnica è stata di rado capace di consentire agli uomini
di disporre di beni in aumento. Questo si è verificato stabilmente solo
con l'industrializzazione. Tra i temi, relativi alla tecnica, che storici
ed economisti hanno discusso e approfondito ce ne sono alcuni di particolare
interesse e importanza: quelli relativi al come, al chi
e al quando.
MODALITÀ DI SVILUPPO. Il problema del come, cioè delle modalità
dello sviluppo della tecnica fu impostato con chiarezza da A. Smith allorquando
le riflessioni sull'economia presero corpo. Per Smith l'evoluzione tecnologica
era legata all'andamento della domanda e del mercato. Il crescere della
domanda può provocare la divisione del lavoro e l'invenzione di nuovi
metodi, che a loro volta favoriscono l'aumento della domanda. Successivamente
contributi importanti al problema vennero da D. Ricardo, T.R. Malthus
e K. Marx. Marx, in particolare, considerava il cambiamento nelle tecniche
un fenomeno centrale nell'evoluzione dei rapporti e dei modi di produzione.
La successiva teoria economica neoclassica mise, invece, decisamente in
secondo piano l'innovazione, considerandola una variabile extraeconomica.
La teoria dell'innovazione di J.A. Schumpeter (1912) rimase un caso isolato.
Solo dopo la rivoluzione keynesiana si ebbe una ripresa del tema. In qualche
occasione si ribadì il ruolo della domanda come variabile fondamentale
nell'evoluzione tecnologica (Schmookler). In tempi più recenti, invece,
si sono sottolineati i meccanismi che agiscono nell'offerta: sviluppo
del pensiero tecnologico, equilibri tecnici, forme di interdipendenza
ecc. (N. Rosenberg).
INIZIATIVA. Sul problema del chi, la tesi più nota è quella di
J.A. Schumpeter: l'innovazione costituisce una modifica profonda della
funzione di produzione e dell'equilibrio economico e viene promossa dall'imprenditore.
È possibile che questa tesi, estremamente suggestiva, valga per un periodo
limitato della storia delle tecniche (forse per parte dell'Ottocento).
In generale, però, si possono muovere due obiezioni. La prima è che nella
stragrande maggioranza dei casi l'innovazione tecnica, nell'agricoltura
così come nell'industria e nel commercio, è avvenuta per opera di piccoli
produttori, e non di imprenditori. Spesso si trattava dipersone di modesta
formazione culturale e prive di conoscenze scientifiche e tecnologiche
e di capitali da investire, ma dotate di una lunga pratica di mestiere.
Le piccole innovazioni da loro promosse conoscevano una certa diffusione
in virtù sia dell'imitazione dei colleghi sia del flusso migratorio di
artigiani da una regione all'altra. La seconda obiezione è che le innovazioni
tecniche non furono quasi mai sconvolgimenti improvvisi, come suggeriva
Schumpeter. Il progresso tecnico è avvenuto per lo più attraverso piccoli
progressi e piccole modifiche all'interno dei sistemi esistenti. Spesso
la grande innovazione non è altro che la somma finale di tanti piccoli
passi effettuati in precedenza.
ORIGINI. Ed ecco il problema del quando. In questo flusso quasi
ininterrotto di piccoli e continui progressi si possono individuare alcune
tappe fondamentali. La prima vera accelerazione nell'evoluzione tecnica
è costituita dalla rivoluzione del Neolitico, più o meno a partire dall'8000
a.C. Furono inventate, in quest'epoca, le più importanti tecniche agricole,
i metodi dell'allevamento e dell'addomesticamento, la lavorazione della
terracotta e dei metalli, i principali metodi di trasporto. A partire
dal medio Oriente queste tecniche si affermarono in ogni regione agricola
del mondo per imitazione o per scoperta autonoma. A quest'epoca seguì
un lungo periodo di rallentamento nel progresso tecnico, più o meno a
partire dal 2500 a.C. Per quanto riguarda le tecniche applicate all'economia
la civiltà greca e quella romana non sembrano avere portato contributi
di grande rilievo. Un segnale di ripresa si ebbe poco prima del 1000,
non solo in Europa, ma anche in Cina. In parte si applicarono tecniche,
come quella del mulino ad acqua e del mulino a vento, già note in precedenza.
In parte si ebbe un'evoluzione autonoma. Si suppone che questi progressi
abbiano permesso all'Europa di superare l'estremo oriente asiatico, grosso
modo intorno al XVI secolo. Questa fase paleotecnica medievale e moderna
fu il presupposto dell'accelerazione che si verificò con l'industrializzazione
europea nell'Ottocento. Da allora il progresso tecnologico è diventato
sempre più rapido e cumulativo.
• J.A. Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico,
Sansoni, Firenze 1971; B. Gille, Storia delle tecniche, Editori
riuniti, Roma 1985; N. Rosenberg, Le vie della tecnologia,
Rosenberg & Sellier, Torino 1987.
P. Malanima
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