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Suez, canale di
Contestualizzato nell'arrembaggio delle potenze europee per il controllo finanziario e politico dell'Egitto (D. Landes, Banchieri e pascià, 1958 e 1979, ed. it. 1990), il taglio del canale appare nella sua vera luce: una realizzazione coloniale, pagata dagli egiziani ma sfruttata dagli occidentali, conseguenza della "finanza allegra" del khedivè Ismaîl. È vero che la faraonica impresa non potrebbe venir compresa senza far riferimento ai sogni di accelerata occidentalizzazione dello stesso Ismaîl (F.R. Hunter, Egypt under the Khedives 1805-1879, 1984), ma è pure evidente che essa legò a doppio filo l'Egitto al colonialismo britannico (C. Hallberg, The Suez Canal, Its History and Diplomatic Importance, 1931; A. Wilson, The Suez Canal, 1933). Il controllo di Suez fu del resto essenziale per la strategia bellica inglese nella prima come nella seconda guerra mondiale. Così è ovvio che il canale sia assurto a simbolo della lotta araba contro l'imperialismo; la sua nazionalizzazione da parte di Nasser può essere considerata un vero spartiacque della storia contemporanea dei paesi arabi (W. Louis, R. Owen, Suez 1956: the Crisis and Its Consequences, 1989), così come risultò funzionale allo sviluppo del settore pubblico in Egitto e al consolidamento della rivoluzione degli Ufficiali liberi (J. Waterbury, The Egypt of Nasser and Sadat, 1983). Analogo valore simbolico ebbe il suo recupero nella guerra del Kippur (1973) come segno della ritrovata unità nazionale dopo la disfatta contro Israele del 1967 (A. Sadat, In cerca di un'identità, 1978, ed. it. 1981).
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