stato e chiesa

Dopo essersi delineato già in età medievale, quando emerse per la prima volta una netta distinzione non scevra di forti elementi conflittuali fra potere civile e potere religioso, il rapporto fra stato e chiesa cominciò a manifestarsi nei suoi termini più compiuti nella fase di formazione degli stati nazionali (secoli XV-XVII). Fu allora infatti, anche in virtù delle innovazioni introdotte dalla riforma protestante, che si consolidò la tendenza a una maggiore autonomia fra i due poteri e alla costituzione di chiese nazionali. Riprendendo alcune intuizioni contenute nei Papi romani di L. von Ranke (1834-1836, ed. it. 1862), alcuni studiosi hanno tuttavia rivalutato il contributo dato dalla chiesa alla costruzione del sistema europeo degli stati moderni, tema poco frequentato dalla storiografia, descrivendolo in termini positivi e non soltanto antagonistici (C. Tilly, P. Prodi). Molto più studiata è la fase successiva, quella del riformismo settecentesco, che vide prevalere nei vari stati europei le teorie giurisdizionalistiche fondate sulla subordinazione della chiesa allo stato (gallicanesimo in Francia, febrionanismo e giuseppinismo in Austria, erastianismo in Inghilterra, regalism in Spagna). Fu questo il periodo in cui anche in Italia si ruppe il sostanziale accordo fra stato e chiesa (F. Venturi), al quale seguì fin dall'età napoleonica il ricorso allo strumento concordatario (C. Zaghi), che fu esteso poi nel corso del XIX secolo a molti altri paesi e applicato su larga scala dopo la prima guerra mondiale da Pio XI. Ma in Italia questo rapporto assunse particolare rilievo solo con la nascita dello stato unitario (1861) e con il sorgere della questione romana, che fu definitivamente risolta con i Patti lateranensi del 1929. È questa la fase, per le sue evidenti implicazioni nella vita politica, sociale e culturale della nazione, che ha suscitato il maggiore interesse degli storici. La linea prevalente, sia in ambito laico che cattolico, è risultata quella incline a difendere il liberalismo separatista di ispirazione cavouriana, che ha avuto come primi esponenti F. Ruffini, B. Croce, S. Jacini, A.C. Jemolo, F. Chabod, W. Maturi e A. Passerin D'Entrèves. Essa è stata poi ripresa e variamente articolata, fra gli altri, da studiosi come F. Fonzi, G. Spadolini, P. Scoppola, F. Traniello e F. Margiotta Broglio.

Storia degli annali 9: La chiesa e il potere politico dal Medioevo all'età contemporanea, a c. di G. Chittolini e G. Miccoli, Einaudi, Torino 1986; P. Prodi, Il sovrano pontefice. Un corpo e due anime: la monarchia papale nella prima età moderna, Il Mulino, Bologna 1982; F. Venturi, Settecento riformatore, Einaudi, Torino 1984-1991; C. Zaghi, Potere chiesa e società. Studi e ricerche sull'Italia giacobina e napoleonica, Istituto universitario orientale, Napoli 1984; D. Veneruso, Stato e chiesa, in Bibliografia dell'età del Risorgimento, vol. II, Olschki, Firenze 1972.

F. Conti