sociologia

La definizione di questa disciplina scientifica è stata controversa fin dall'inizio della sua storia ufficiale, che risale terminologicamente ad A. Comte il quale ne propose il nome per la prima volta nel 1824, e più ufficialmente nel 1839 (Cours de philosophie positive, 1830-1842). Per Comte la sociologia è «lo studio positivo dell'insieme delle leggi fondamentali proprie a fenomeni sociali»: una definizione che risente, ovviamente, del clima positivista e scientista nel quale è formulata, ma che, per molti versi, è tutt'altro che superata se L. Gallino scrive nel suo Dizionario di sociologia (1978) che la sociologia mira «come ogni altra scienza, a ricondurre la varietà degli eventi particolari a un numero limitato dileggi o proposizioni generali collegate tra loro per mezzo di schemi esplicativi e teorie di vario raggio». In realtà molti studiosi hanno via via proposto definizioni di segno assai diverso, fino a quell'estrema indeterminatezza empirica che ha portato a definire la sociologia come "ciò che fanno i sociologi". È questa una spia delle difficoltà di definire una scienza che ha un campo di applicazione così vasto ma che è venuta identificando il suo oggetto di ricerca da meno di due secoli. In questo tentativo di trovare una definizione esauriente può essere utile guardare alla storia della sociologia, intesa come ricostruzione non solo del suo percorso di riflessione ma anche della sua affermazione in termini disciplinari. Nel primo senso, mentre è possibile ritrovare già nelle opere dell'antichità classica forme di attenzione per le fenomenologie sociali, è pur vero che solo con la grande trasformazione della società europea tra il Settecento e l'Ottocento si vengono progressivamente definendo i caratteri distintivi e i confini disciplinari di questa scienza della società. Da questo punto di vista la sociologia origina dunque soprattutto dallo studio del mutamento sociale e della società industriale, come è stato autorevolmente sostenuto (R. Dahrendorf, Uscire dall'utopia, 1961-1968, ed. it. 1971). Su questi terreni di riflessione e di ricerca si costruiscono un patrimonio teorico specifico, uno statuto epistemologico e un corpo metodologico distinto dalle altre scienze sociali. Ed è con riferimento a quei processi che si elaborano le grandi teorie interpretative e le principali idee-guida della sociologia, come è facilmente verificabile dalle eredità culturali di K. Marx, É. Durkheim e M. Weber. Nel secondo senso la storia della sociologia e della sua istituzionalizzazione risente fortemente di questi tratti originari almeno sotto due aspetti: quello di una preoccupazione per il carattere critico o comunque valutativo che sembra accompagnarsi inevitabilmente alle principali posizioni teoriche; quello di una costante attenzione per l'indagine empirica orientata alla risoluzione dei problemi sociali (in buona misura prodotti appunto dal processo di industrializzazione). Circa il primo aspetto, la sociologia riuscì parzialmente a superare l'ostilità delle altre scienze sociali (per esempio della scienza storica in Germania) solo in seguito a lunghe e dolorose polemiche sui giudizi di valore che portarono al prevalere del criterio weberiano dell'avalutatività e alla definitiva affermazione della fase propriamente scientifica della sociologia. Negli stessi decenni questa disciplina conobbe nei vari paesi un lungo e contrastato processo di legittimazione, che ebbe i suoi momenti simbolicamente più importanti nella costituzione del dipartimento di sociologia dell'università di Chicago (1892), nella pubblicazione della rivista durkheimiana "L'année sociologique" (1898) e nella fondazione della Società tedesca di sociologia (1909). Il secondo aspetto, di una sociologia empiric orientata al problem solving, è presente fin dall'inizio della sua storia (per esempio con le ricerche di F. Engels o di F. Le Play sulle classi lavoratrici europee) ma si manifesta appieno negli anni Venti e Trenta del Novecento, a opera in primo luogo della scuola di Chicago, sotto l'urgenza dei drammatici problemi legati alla rapidissima e caotica urbanizzazione, ai massicci processi migratori, alla convivenza etnica e razziale, alla povertà e alla devianza sociale nelle grandi metropoli. Dopo la seconda guerra mondiale lo sviluppo della sociologia si concentra fortemente negli Stati uniti, dove domina una ricerca empirica drasticamente e spesso acriticamente concentrata sulla raccolta e sull'elaborazione tecnica dei dati sociali, ma dove si afferma anche una grande teoria sociologica, soprattutto per merito di T. Parsons, che per alcuni decenni governa il panorama sociologico mondiale. Le diverse sociologie nazionali risentono a lungo di questi caratteri della sociologia statunitense e ne seguono i destini culturali e istituzionali almeno fino alla fine degli anni Sessanta. Il massiccio ingresso nelle università e il parallelo processo di divisione scientifica del lavoro che investe anche la sociologia europea negli ultimi decenni porta a una moltiplicazione delle discipline sociologiche nei vari campi, dal lavoro all'educazione, dalle comunicazioni alla città, dalla politica alla cultura. Questa settorializzazione, se da una parte consente l'elaborazione di modelli teorici e applicazioni empiriche di maggiore raffinatezza, rischia dall'altra di portare anche la sociologia, al pari di altre scienze sociali, su un terreno metodologicamente fruttuoso ma sostanzialmente astratto. Dalla coscienza di questo rischio è nato un processo di ripensamento critico della settorialità scientifica che ha portato le scienze sociali a incontrarsi con più frequenza su terreni comuni di indagine e riflessione, in un difficile tentativo di composizione multidisciplinare, se non interdisciplinare, delle diverse competenze specialistiche.

• J. Madge, Lo sviluppo dei metodi di ricerca empirica in sociologia, Il Mulino, Bologna 1966; R. Aron, Le tappe del pensiero sociologico, Mondadori, Milano 1984; P. Rossi (a c. di), Ricerca sociologica e ruolo del sociologo, Il Mulino, Bologna 1972; S.P. Turner, J.H. Turner, The Impossibile Science. An Institutional Analysis of American Sociology, Sage Publications, Londra 1990.

P. Giovannini