società di massa

Si definiscono con questo termine le società nelle quali, a partire dai primi decenni del Novecento, si è assistito a un estendersi quantitativo e a un farsi progressivamente indistinto di strati sociali medi e inferiori, che sono venuti assumendo tratti culturali e modelli comportamentali tipici delle masse. La loro affermazione è stata favorita dal forte aumento demografico, dalla concentrazione della popolazione in territori urbano-metropolitani, dalla diffusione della scolarità in strati sociali prima esclusi, dall'accesso universale al voto e dall'estendersi della partecipazione politica, da una produzione industriale standardizzata e alla ricerca di vasti mercati di consumo, dall'avvento infine di sistemi di comunicazione di massa. A giudizio di molti studiosi la società di massa porta quasi inevitabilmente al predominio di ristrette elite (J. Ortega y Gasset, C. W. Mills) e può altresì favorire l'avvento di regimi totalitari (K. Mannheim). Queste e altre conseguenze si legano strettamente alle possibilità di manipolazione dell'opinione pubblica e politica e dei comportamenti sociali e di consumo, enormemente accresciute dalla disponibilità di sempre più potenti e influenti mezzi di comunicazione, la stampa e la televisione in primo luogo.