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sessualità
Area della vita umana che comprende da un lato l'attività procreativa
(e dunque la perpetuazione della specie) e da un altro, indipendenti o
integrate con essa, le attività della vita amorosa non necessariamente
legate alla procreazione, costituenti per la maggioranza degli individui
umani una delle fonti più elevate di gratificazione esistenziale. La distinzione
fra il presente e il passato nella concezione del sesso nella vita umana
indica che il diritto all'amore come fonte primaria di gratificazione
individuale è venuta maturandosi nella coscienza degli uomini attraverso
una lunga evoluzione del concetto di sessualità che definisce la storia
della sessualità stessa, in essa comprendendo la concezione/condizione
della donna nelle varie culture. Il diritto canonico precedente la riforma
del 1983 recitava che il matrimonio era ad procreandam prolem;
tutto ciò che relativamente al sesso non riguardava la procreazione era
precluso e il matrimonio svolgeva pura funzione di remedium concupiscentiae.
Questa prospettiva, derivata dalla concezione del sesso e della donna
già presente nell'Antico Testamento e ripresa nel Nuovo, era stata perpetuata
nella tradizione cristiana con un'estensione dell'idea di peccato a tutto
ciò che riguardava il sesso oltre gli stretti limiti procreativi e specie
indicando nella donna una definita fonte di pericolo morale per l'uomo.
Si comprende come abbia a lungo tardato a costituirsi anche nell'universo
scientifico moderno una disciplina detta sessuologia, destinata
appunto a studiare i fenomeni e i problemi della sfera sessuale e come
non esista al momentoattuale un censimento completo delle aree disciplinari
che costituiscono o dovrebbero costituire la sessuologia medesima. Una
conseguenza è che nelle trattazioni definite sessuologiche si trattano
sezioni della disciplina ma non una effettiva visione d'insieme. Il termine
sexology, proposto da A. Comte a metà Ottocento e impiegato da
E. Osgood in Sexology as the Philosophy of Life (1867), non figura
nell'Enciclopedia britannica, anche se nell'edizione del 1990 gli
argomenti sessuali vengono trattati sotto la voce sexual behaviour,
distinta in numerosi paragrafi. Sino ad anni recenti il Webster's Dictionary
non includeva il termine, mentre nell'Enciclopedia Einaudi (1976-1980)
figura il lemma sessualità trattato nella sola ottica etnografica
e psicanalitica. Il termine sessuologia figura in molti dei dizionari
italiani più recenti, mentre in qualche dizionario bilingue italiano-inglese
è presente dall'italiano all'inglese ma non viceversa. In Italia le prime
pubblicazioni definibili sessuologiche furono di P. Mantegazza (Fisiologia
dell'amore, 1873). Opere di argomento sessuale trovarono nella seconda
metà dell'Ottocento, ma anche in epoca posteriore, la ferma opposizione
dei benpensanti e occorre attendere il 1953 perché esca in Italia un trattato
di sessuologia (Sessuologia, di R. Pellegrini, il quale peraltro
nel 1931 era stato radiato, e più tardi reintegrato, dall'insegnamento
presso l'università di Padova per aver condotto una ricerca sul comportamento
sessuale degli studenti). Sul conflitto storico in Italia tra morale sociale
e sessualità, lo storico B. Wanrooij ha redatto Storia del pudore.
La questione sessuale in Italia 1860-1940 (1991). È importante considerare
inoltre che una quota non marginale della società occidentale presenta
verso la sessualità un interesse limitato, quando non un atteggiamento
di rifiuto, che può tradursi in opposizione morale. Verosimilmente questo
ha contribuito a rendere arduo lo sviluppo della disciplina e anche l'istanza
alla ricerca scientifica sul comportamento sessuale in grandi campioni
della popolazione, come era avvenuto alla fine degli anni Quaranta con
la grande inchiesta Kinsey sul comportamento sessuale del maschio
e della femmina (A.C. Kinsey, Il comportamento sessuale dell'uomo,
1948, ed. it. 1952; Il comportamento sessuale della donna, 1950,
ed. it. 1955). La ricerca sessuologica trovò in Italia sviluppo nell'età
positivistica nell'ambito della ricerca psichiatrica e criminologica,
in particolare con la scuola lombrosiana. Nell'opera di C. Lombroso come
di E. Ferri i resoconti psichiatrici e criminologici contenevano ampi
riferimenti sessuologici, già configurabili come contributi a una disciplina
che si formò assai più tardi. La fine dell'Ottocento e il principio del
Novecento segnarono un importante periodo per la ricerca scientifica anche
nel campo sessuologico. Nel 1897 il medico inglese H. Ellis iniziò una
serie di pubblicazioni in sei volumi, Studi sulla psicologia de sesso,
conclusa nel 1910 e caratterizzata da ampia documentazione. Nel 1886 lo
psichiatra tedesco R. Krafft-Ebing pubblicò Psicopatologia sessuale
(ed. it. 1952), con un ampio studio di casi e dettagliate descrizioni
precedute da una teoria di ordine generale che caratterizzò a lungo anche
la tecnica dei trattati di medicina legale. Nel primo decennio del Novecento
cominciarono anche a uscire negli Stati uniti opere di argomento sessuale
di impostazione educativa e moralistica, come la "raccolta Stall" (in
otto volumi, 1909-1912, ed. it. 1914). Intanto la figura femminile cominciava
a emergere nell'interesse degli studiosi, anche in conseguenza dei primi
movimenti femministi inglesi della fine dell'Ottocento. Ancora nei primi
del Novecento opere dedicate soltanto alla donna esprimevano giudizi distruttivi
sulla intelligenza femminile (P.J. Moebius, L'inferiorità mentale della
donna, 1900, ed. it. 1904; O. Weininger, Sesso e carattere,
1903, ed. it. 1912). Nel 1905 S. Freud pubblicava i Tre saggi sulla
sessualità e nelle opere successive conferiva alla sessualità un ruolo
preminente nella psiche umana, utilizzando la casistica tratta dalla pratica
psichiatrica e contribuendo in modo rilevante allo sviluppo della scienza
del sesso. Questa linea rappresenta uno degli approcci più seguiti, così
come la controparte naturale dell'impostazione freudiana, che poneva accanto
alla conoscenza dei fenomeni sessuali la terapia delle situazioni patologiche.
Dalla linea freudiana ne derivarono, prima direttamente e poi indirettamente,
altre. Nel 1922 W. Reich attirò l'attenzione sul fenomeno orgasmico e,
discostandosi poi dalla psicanalisi freudiana, aprì la via a una più esplicita
fondazione biologica della sessualità che condusse negli anni Sessanta
e Settanta alle ricerche biocomportamentali di Masters-Johnson e a un
conseguente approccio terapeutico (orgasmo-terapia) (W.H. Masters, V.E.
Johnson, Patologia e terapia del rapporto coniugale. Le insufficienze
sessuali umane e la loro terapia, 1970, ed. it. 1970). Questi indirizzi
costituiscono la linea portante della moderna sessuologia, caratterizzata
ormai da un'espansione interdisciplinare, coinvolgente con la psicologia
e la psicanalisi i fondamenti biologici, quelli sociali e quelli antropologici.
Di qui i contributi di biologi come D. Symons (L'evoluzione della sessualità
umana, 1974, ed. it. 1983), di sessuologi come W. Pasini (Corps
et sexologie, 1981), dello psichiatra e sessuologo svizzero G. Abraham
(Psiconeuroendocrinologia del piacere, 1986; G. Abraham e S. Caruso,
Sessuologia clinica, 1991), offrono un panorama nel quale medicina,
psichiatria, psicologia, sociologia e antropologia si armonizzano documentando
il livello di elaborazione che la sessuologia ha ormai raggiunto. L'esigenza
di un'effettiva informazione sessuale, maturata anche a livello di grande
pubblico, portò già negli anni Trenta alla diffusione di opere divulgative
pur rigorose quali Il matrimonio perfetto. Fisiologia etecnica
dell'olandese T. van der Velde (1930, ed. it. 1936). L'opera affrontava
apertamente l'anatomia e la fisiologia del sesso e unitamente la sfera
dell'approccio amoroso sotto il profilo del rapporto di coppia. Seguirono
opere destinate al grande pubblico quali in Italia Vita sessuale. Fisiologia
ed etica (1941) di G. Franceschini, o Sesso e amore nella vita
dell'uomo e degli animali (1942) di F. De Napoli. Negli anni tra il
1917 e il 1940 gli antropologi culturali avevano cominciato a studiare
in modo sistematico il comportamento sessuale presso popolazioni non occidentali
(B. Malinowski, Sesso e repressione sessuale tra i selvaggi, 1927,
ed. it. 1932; La vita sessuale tra i selvaggi, 1929, ed. it. 1968).
Altre ricerche furono condotte da M. Mead su diverse società polinesiane
e guineane, oltre che su società americane (Sesso e temperamento in
tre società primitive, 1935, ed. it. 1967; Maschio e femmina,
1949, ed. it. 1962). Dal versante socio-antropologico l'americano W.I.
Thomas aveva dedicato al problema del sesso un'ampia serie di articoli
e studi già a partire dal 1904, mentre negli anni Sessanta l'antropologo
sociale inglese E.E. Evans-Pritchard raccolse le sue ricerche sulla sessualità
e specie sulla condizione femminile condotte negli anni Trenta e Quaranta
(La donna nella società primitiva, 1965, ed. it. 1973). Con l'evolversi
delle ricerche e specie con una rilettura dei risultati delle rilevazioni
su grandi campioni si cominciò a comprendere che il comportamento sessuale
umano si componeva di un fondamento biologico di ordine ontogenetico e
di una componente socioculturale acquisita e che il rapporto tra questi
due fattori assumeva un inscindibile andamento dialettico nell'individuo.
Pertanto la conoscenza di quella che cominciava a chiamarsi identità sessuale
poteva scaturire soltanto da ricerche che coinvolgessero entrambi i versanti.
Il riconoscimento che anche sessualmente l'individuo sembra assumere caratteristiche
fenotipiche relative alla sfera sessuale e che pertanto egli sembrerebbe
nascere dotato di una disponibilità sessuale che verrà attivata o meno
dall'esperienza quotidiana, contribuisce oggi in modo cospicuo a un arricchimento
delle prospettive sessuologiche. Per quanto gli psicanalisti difendano
la posizione freudiana che pone al fondamento della vita individuale la
sessualità nelle sue vari fasi, la tendenza odierna sembra appunto orientata
verso un'integrazione della conoscenza sessuologica e pertanto verso una
prospettiva che privilegia la interfenomenologia e dunque la interdisciplinarità.
Da un lato sembra aver contribuito a questo la critica degli epistemologi
alla psicanalisi, di cui contestano la scientificità e la sperimentabilità
oggettiva (K.R. Popper, Lio e il suo cervello, 1977, ed.
it. 1981); da un altro l'insorgente esigenza di allargare lo spazio di
conoscenza della sessualità, con il progressivo demitizzarsi del concetto
stesso di sesso e delle sue implicazioni sociali in una società caratterizzata
da una sempre più coinvol gente comunicazione di massa. Un contributo
non secondario a questa nuova apertura fu portato dalla diffusa meccanizzazione
e tecnicizzazione della società occidentale, favorendo la mobilità dei
rapporti sociali e l'incontro tra i sessi. Questo processo di mobilità
orizzontale favorì inoltre la sempre progressiva volgarizzazione della
conoscenza medica (in primo luogo fisiologia umana e elementi di patologia)
e delle scienze sociali (psicologia sociale, sociologia, antropologia
culturale). Proprio gli aspetti medici e sociali della sessualità stimolarono
la ricognizione storica su di essa, favorendo approcci a temi di ricerca
che sono entrati di diritto in correnti storiografiche odierne, quali
la nouvelle histoire francese. In Francia storici come L. Febvre,
P. Ariès, J.L. Flandrin e in particolare M. Foucault con la trilogia
Storia della sessualità (1976-1984, ed. it. 19781985) hanno contribuito
a una conoscenza storica e sociale della sessualità e con essa della condizione
femminile in occidente. È incontestabile che il riconoscimento delle molteplici
aree in cui può distinguersi la fenomenologia della sessualità costituisce
un ulteriore passo verso una scienza della sessualità. Sul piano generale
va tuttavia riconosciuto che i contributi dei medici, dei biologi, degli
psichiatri e degli psicologi, in primo luogo, e quindi dei sociologi e
degli antropologi non risultano ancora esaustivi per la conoscenza dei
comportamenti sessuali, non tanto come modalità, incidenze, scelte e peculiarità
sessuali, quanto per l'identità sessuale dei singoli. Il problema dell'identità
sessuale si viene affacciando sul piano storico con opere quali quella
di T. Laqueur (L'identità sessuale dai greci a Freud, 1990, ed.
it. 1992) e su quello attuale come richiesta di conoscenza interdisciplinare
di sé, come appare documentato da recenti sondaggi e anticipato da S.
Hite (Il rapporto Hite, 1976, ed. it. 1977). Sono poi state pubblicate
opere di informazione strettamente sessuologica e sociosessuale (quale
quella di G. Zwang, La funzione erotica, 1972, ed. it. 1974) o
di informazione storico sociale (R. Tannahill, Storia dei costumi sessuali,
1980, ed. it. 1985; I comportamenti sessuali. Dall'antica Roma a oggi,
a c. di P. Ariès e A. Béjin, 1981, ed. it. 1983), capaci di rispondere
alle esigenze di un vasto pubblico. Questo non significa peraltro che
un'effettiva conoscenza della sessualità sia stata raggiunta e sia comunicabile.
Una ragione di ciò sembra risiedere nel fatto che la gran parte della
documentazione viene fornita dagli specialisti attraverso l'analisi dei
loro pazienti o comunque di soggetti quasi sempre spinti da problemi gravi
o non comuni. Ma per essere una scienza, la sessuologia dovrà basare la
sua documentazione in primo luogo sulle medie statistiche di campioni
di grandi gruppi, vale a dire sul comportamento dei membri di una società
che vivono senza ricorrere di norma a un esperto e che non sentono di
dover raccontare ad alcuno la propria vita sessuale.
G. Musio
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