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rapporto di produzione
Nella terminologia e nell'impianto teorico marxista si chiamano così le relazioni che, in un dato sistema produttivo e a un certo livello di sviluppo delle forze produttive, legano le persone coinvolte nel processo di produzione co modalità non solo non paritetiche, ma di dipendenza e sfruttamento (padrone-operaio, proprietario terriero-lavoratore agricolo). L'insieme dei rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società. Il meccanismo, nella teoria marxista, s'inceppa quando salta la corrispondenza tra forze produttive e rapporti di produzione e si origina una contraddizione. Infatti, se lo sviluppo delle forze produttive trova un limite nelle forme e nei rapporti di produzione, si genera una situazione rivoluzionaria e la lotta di classe spezza o trasforma i rapporti di produzione. L'esempio più classico, nello schema marxista, può trovarsi nel passaggio dal feudalesimo al capitalismo, o per meglio dire dal modo di produzione feudale a quello capitalistico. Esso si realizza quando la richiesta di maggiori entrate da parte della classe feudale (legata anche all'inefficienza del sistema economico) impone un forte drenaggio di pluslavoro; per i piccoli lavoratori autonomi ciò comporta la perdita di autonomia nell'organizzazione delle proprie condizioni di lavoro, l'esproprio dei mezzi di produzione e l'espulsione dalle terre. Si crea così un proletariato rurale fatto di lavoratori che possono sopravvivere solo mettendo sul mercato la loro forza lavoro; lo sfruttamento feudale si trasforma quindi in sfruttamento capitalistico. Il concetto di rapporto di produzione viene comunemente adottato dagli storici marxisti; il suo uso al di fuori di questa storiografia è di solito informale e più o meno lontano dall'accezione originaria.
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