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pacifismo
Corrente d'opinione che colloca la pace al primo posto nella gerarchia
dei valori umani. Benché il pacifismo abbia dato luogo nel secondo dopoguerra
a una vasta elaborazione culturale che ha investito molti e diversi ambiti
disciplinari (dalla fisica alla sociologia, dalla pedagogia alla storia
alla psicanalisi), sussistono ritardi in campo storiografico sia nel recepire
le nuove sfaccettature assunte dal fenomeno sia nel pervenire a un suo
inquadramento generale. Dall'orizzonte storiografico restano per esempio
esclusi interi filoni di pensiero pacifista e personaggi che hanno fatto
della storia della pace il loro impegno teorico, ideale e politico. Dal
punto di vista speculativo il pacifismo moderno nacque come dottrina filosofico-giuridica
agli albori dell'illuminismo con l'opera dell'abate C. de Saint-Pierre,
Projet de traité pour rendre la paix perpetuelle en Europe (1712),
che teorizzava un'alleanza perpetua tra gli stati sovrani, impegnati con
un trattato internazionale a sottomettere ogni loro controversia al giudizio
di tutti gli altri stati. A questa seguirono altre elaborazioni storico-filosofiche,
tra cui il saggio di Kant Zum ewigen frieden (1795; Per la pace
perpetua), nelle quali si auspicava la creazione di organizzazioni generali
poste al di sopra dei governi nazionali e investite del potere di giudicarne
e dirimerne i contrasti. Nel XIX secolo si assistette al formarsi di associazioni
pacifiste: prima di carattere religioso, poi di ispirazione economica
legata alle teorie liberiste, infine promosse da gruppi democratici e
radicali che miravano alla pace mediante l'affermazione del principio
di nazionalità, l'abbattimento dei vecchi imperi e l'instaurazione di
governi fondati sulla sovranità popolare. Con il costituirsi della seconda
Internazionale socialista una delle maggiori manifestazioni del pacifismo
internazionale divennero i congressi socialisti. Nell'analisi delle idee
e delle forme associative di un movimento pacifista sempre più presente
e variamente articolato nella società contemporanea,gli storici hanno
cercato di coglierne le caratteristiche di omogeneità e di diversificazione.
Le correnti pacifiste sono state distinte in base al diverso modo con
cui spiegano le origini delle guerre e ai diversi modi che propongono
come necessari per eliminarle. Sono stati così individuati un pacifismo
etico-religioso, un pacifismo economico, un pacifismo politico
o democratico. Con altri criteri le correnti pacifiste son state
distinte in attive o passive a seconda che considerino la
pace come un prodotto fatale della realtà umana oppure come risultato
dello sforzo intelligente e organizzato dell'uomo. Tale discriminante
ha messo in evidenza come gran parte delle correnti pacifiste del secolo
scorso fossero guidate dall'idea della scomparsa della guerra in una società
industrializzata o in seguito all'affermarsi degli stati nazionali (teoria
democratica) o in virtù della graduale scomparsa della società divisa
in classi (teoria socialista). Tutte queste forme di pacifismo
passivo sono entrate in crisi con lo scoppio della prima guerra mondiale.
Il pacifismo attivo, invece, si propone di dimostrare come la guerra sia
un evento negativo da impedire. Tale approccio, proprio delle tendenze
contemporanee, si è venuto radicando anche con l'affermarsi del filone
delle peace researchs (ricerche sulla pace), sviluppatosi negli
Stati uniti e nell'Europa centrosettentrionale a partire dagli anni Cinquanta
in relazione alla guerra fredda e agli interrogativi sollevati dalla seconda
guerra mondiale. Oggetto delle peace researchs sono le cause della
guerra e le condizioni della pace, affrontate con un'impostazione e in
una prospettiva diverse dallo studio accademico delle relazioni
internazionali, avendo come assunti il rifiuto della violenza e della
guerra come metodi di soluzione dei conflitti, la cooperazione transnazionale
dei ricercatori e il lavoro multidisciplinare. Negli anni Sessanta e Settanta
il campo d'interesse di tali ricerche si è esteso dalla pace negativa
(ossia come assenza di guerra o comunque di violenza organizzata) alla
pace positiva (ossia come schema di cooperazione e integrazione
tra gruppi umani). Sono così entrati nelle ricerche sulla pace molti temi
delle scienze sociali, tra cui sviluppo e sottosviluppo, diritti umani,
teoria della comunicazione, facendo di tale indirizzo, ormai diffuso anche
in America latina e in Asia, talvolta un particolare punto di vista piuttosto
che una disciplina autonoma Aa.Vv., La paix, Editions de la libraire
encyclopédique, Bruxelles 1961-1962; R. Aron, Pace e guerra tra le
nazioni, Edizioni di Comunità, Milano 1970; U. Gori, Natura e orientamenti
delle ricerche sulla pace, Franco Angeli, Milano 1979; J. Galtung,
Essays in Peace Research, 6 voll., Christian Ejlers, Copenhagen
1975-1988.
R. Ragionieri, F. Tarozzi
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