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morte
Oggetto di costante attenzione in campo antropologico (R. Hertz, La
rappresentazione collettiva della morte è del 1907, ed. it. 1978)
il tema della morte rappresenta oggi il punto d'incontro di una ricerca
interdisciplinare in cui confluiscono medicina e psicologia, letteratura,
demografia, storiografia. Una storia della morte fu auspicata da L. Febvre
fin dal 1938 come una delle prime questioni che lo storico deve porsi
«per illuminare il senso che gli uomini danno alla loro vita».
Fu poi A. Tenenti, con due studi importanti e innovativi, a delineare
il mutamento della sensibilità religiosa nel XIV e XV secolo (La vie
et la mort à travers l'art du XV siècle, 1952; Il senso della morte
e l'amore della vita nel Rinascimento, 1957). In seguito la ventennale
ricerca di P. Ariès (L'uomo e la morte dal Medioevo a oggi)
offrì una ricostruzione di lungo periodo dell'evolversi del senso della
morte nella società occidentale. Ariès, sollecitato anche dalla contemporanea
sociologia anglosassone propose una periodizzazione secondo la quale il
senso della morte, familiare nel Medioevo, in seguito al processo di individualizzazione
dell'Età moderna sarebbe oggi capovolto in una realtà interdetta e rimossa.
Se Ariès costruì il suo suggestivo discorso soprattutto sulla scorta di
documenti letterari (e questo è uno dei maggiori limiti del suo lavoro,
insieme a un uso troppo vago del concetto di inconscio collettivo), il
più tardo lavoro di M. Vovelle (La morte e l'occidente)
si basò principalmente su fonti a carattere seriale e tentò di mettere
a fuoco nell'analisi tra i vari livelli (biologico-quotidiano-culturale)
l'intreccio tra i fattori strutturali e le sovrastrutture ideologiche
nelle diverse realtà storiche. Su fonti seriali (i testamenti) si appoggia
anche la ricerca di P. Chaunu (La mort à Paris, 1978) che si apre
a una indagine dell'elaborazione teologica e dell'immaginario sull'aldilà.
Lo schema di lettura di Ariès, sostanzialmente accettato in ambito francese
e statunitense, è invece sospettato di deformazione nostalgica dalla storiografia
britannica, diffidente verso facili generalizzazioni. Altri studi più
aperti alla ricerca sociologica hanno messo in atto analisi comparate
tra le usanze occidentali e alcune società africane e approfondito il
nesso tra il controllo sulla morte e l'esercizio del potere, tra l'organizzazione
degli spazi urbani e le forme di rappresentazione dell'immaginario.
• E. Le Roy Ladurie, Chaunu, Lebrun, Vovelle: la nouvelle histoire
de la mort, in Idem, Le territoire de l'historien, Gallimard,
Parigi 1973; J. Whaley (a c. di), Mirrors of Mortality, Europa,
Londra 1981; Autour de la mort, in "Annales", 1976.
F. Koch
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