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medicina, storia della
La medicina moderna è sempre stata caratterizzata da un forte interesse
storiografico, tanto che moltissimi trattati medici di vario genere contenevano
fino a poco tempo fa ampie introduzioni di carattere storico, considerate
con grande serietà anche dai medici più importanti. Tali introduzioni
serbano ancor oggi una grande rilevanza, sia in quanto commenti storici,
sia come testimonianze sulle concezioni del tempo, risultando fonti preziose
per ricostruire aspetti della storia della medicina che in precedenza
erano stati trascurati.
OPERE SULLA SCIENZA MEDICA .All'inizio del periodo moderno l'interesse
storico si manifestava nella raccolta di vite di medici e nella compilazione
di biografie cumulative. Nel Cinquecento il maggior botanico del secolo,
O. Brufels, e il maggior zoologo, K. von Gesner, scrissero opere di questo
genere e la Bibliotheca universalis (1545-1555) di Gesner costituisce
ancor di recente la principale fonte per i medici del periodo rinascimentale.
Con la Vitae germanorum medicorum (1630) di M. Adam, comparve nella
storia della medicina, per non più scomparire, la storiografia patriottica,
tesa a esaltare i meriti dei medici di un dato popolo (quello tedesco
nella fattispecie). Il primo tentativo di scrivere una storia della medicina
in senso moderno può essere considerato la Histoire de la médecine
di D. Leclerc, che nella prima edizione (1696) si occupava solo della
medicina antica, ma che nella seconda (1723) arrivava fino al XVI secolo.
Assai caratteristica in quest'opera è la grande importanza attribuita
alla medicina ispirata da Paracelso, che le storie successive tenderanno
a far scomparire e che di recente è tornata a suscitare interesse. Con-temporaneamente
l'inglese J. Freind pubblicava un'opera che si occupava del medesimo periodo,
dimostrando, come già aveva fatto Leclerc, come all'inizio del periodo
illuminista in campo medico esistesse ancora una sorta di venerazione
per la scienza classica. Anche se in Francia e in Gran Bretagna rimase
abbastanza vivo l'interesse per la storia della medicina, un grande impulso
alle ricerche venne dalla Germania. Il lavoro preparatorio di J.C. Barchusen
(1710), J.H. Schultze (1728) e soprattutto di A. von Haller (1771-1779)
creò qui le condizioni per la comparsa negli ultimi due decenni del secolo
di una mezza dozzina di storie generali molto significative. La più importante
di queste è l'opera in cinque volumi di C.K. Sprengel, Versuch einer
pragmatischen Geschichte der Arzneykunde (1792-1803; Saggio di una
storia pragmatica di nuova medicina), basata da un lato sulla convinzione
che la storia della medicina (ma anche la storia in generale) abbia qualcosa
da insegnare al presente, e, dall'altro, sul presupposto hegeliano che
il progresso della medicina (come di altri aspetti della cultura) ne costituisca
una necessità interna. Muovendo dall'ambizione di costruire una scienza
esatta della storia per cui i mutamenti in campo medico non sono che un
riflesso dell'evoluzione complessiva dello spirito umano, Sprengel adottò
una periodizzazione modellata sulla storia politica; con ciò per la prima
volta il fuoco dell'attenzione della storia della medicina si spostava
dal periodo antico a quello moderno, che gli storici tedeschi del settore
si orientarono a trattare in modo sistematico (J.F. Hecker). Questo obiettivo
venne pienamente raggiunto dall'opera di H. Haeser, Lehrbuch der Geschichte
der Medizin und epidemischen Krankheiten (1845; Trattato di storia
della medicina e malattie epidemiche) che è il prototipo di tutti i successivi
manuali di storia della medicina. Rinunciando alla forma divulgativa,
Haeser produsse il primo lavoro nel campo documentato in modo esauriente.
Nella sua impostazione viene aggirato il collegamento tra cambiamenti
teorici e mutamenti politici, il perno della medicina moderna è spostato
da Paracelso a A. Vesalio e agli umanisti. Un aspetto originale del manuale
di Haeser è la sezione dedicata alla storia delle epidemie, argomento
circa il quale A. Hirsch avrebbe fornito, con il suo manuale di patologia
storica e geografica (1881-1886) il primo testo specialistico. I giudizi
di Haeser erano influenzati dalla Naturphilosophie e per questo
furono criticati da C.A. Wunderlich, il quale oppose al testo di Haeser
un proprio testo, in cui venivano privilegiate le scienze esatte e la
fisiologia sperimentale e venivano trattate con durezza tutte quelle figure
che si ponevano al di fuori di quello che a suo parere era stato il percorso
del progresso della medicina e che invece trovavano ampio spazio nella
trattazione di Haeser. In questo modo Wunderlich preparava il terreno
per l'approccio decisamente selet tivo delle storie più moderne, nelle
quali prevale nettamente la storia delle discipline che oggi sono considerate
le più importanti. Anche da parte del positivismo francese venne un contributo
importante con l'opera di C. Daremberg, particolarmente felice nell'esposizione
della scienza antica, grazie all'erudizione che l'autore poteva vantare,
da buon allievo di E. Littré, ma anche la discussione condotta da un punto
di vista filosofico delle idee fisiologiche del periodo moderno è acuta
e lucida. Daremberg respinge ogni periodizzazione derivata dalla storia
politica per sostenerne una giustificata dallo sviluppo interno delle
scienze. Tra le opere storiche complessive della fine dell'Ottocento un
posto particolare spetta a quelle scritte da J.M. Baas, che apparvero
antiquate ai contemporanei. Baas, anziché concentrarsi sulla ricerca avanzata
nel campo delle scienze biomediche, tratta degli aspetti più pratici della
medicina, quali l'educazione sanitaria, l'organizzazione professionale,
i praticanti minori della medicina e i suoi aspetti più marginali, tutti
argomenti, questi, che hanno suscitato molto interesse nel secondo dopoguerra
tra gli storici. Anche il viennese T. Puschmann si occupò molto di educazione
sanitaria e, per primo, organizzò un gruppo di studiosi di storia, nella
convinzione che il singolo non avrebbe mai potuto realizzare una storia
della medicina autorevole che coprisse l'intero campo delle specializzazioni
mediche. Il risultato di questo lavoro di gruppo furono i tre volumi dell'Handbuch
der Geschichte der Medizin (19021905; Manuale di storia della medicina),
che ancor oggi rappresentano un'importante opera di riferimento, anche
se soffre dell'evidentissimo difetto di una rigida suddivisione in compartimenti.
Negli ultimi decenni dell'Ottocento dal punto di vista istituzionale la
storia della medicina ebbe uno sviluppo più rapido rispetto a quello della
storia di altre discipline scientifiche. Fin dalla metà del secolo esistevano
corsi regolari di storia della medicina in varie università europee. Dal
1893 J.J. Petersen tenne una cattedra di storia della medicina all'università
di Copenaghen, e altre cattedre vennero istituite nel giro di pochi anni.
Nel 1905 nacque l'Institut für Geschichte der Medizin a Lipsia, nel 1907
K. Sudhoff fondò l'"Archiv für Geschichte der Medizin", periodico specializzato
che svolse una importantissima funzione per lo sviluppo della disciplina.
Il coronamento della grande tradizione di studi tedeschi dell'Ottocento
nel campo furono i cinque volumi della Geschichte der Medizin (1914-1928)
di P. Diepgen, in cui si evidenziano tutte le migliori caratteristiche
della storia della medicina tedesca del XIX secolo: solidità, accuratezza,
analiticità, anche se le linee interpretative appaiono quelle tradizionali.
Le storie della medicina prodotte nel Novecento non rappresentano un significativo
miglioramento rispetto a quelle ottocentesche. La più nota storia della
medicina in lingua inglese è quella di C. Singer(1928). Singer considera
la storia della medicina strettamente correlata con la storia della scienza
e con quella della biologia in particolare, tanto da finalizzare la propria
opera a una difesa della posizione vitalista in biologia, realizzando
così un importante esempio di "storia e filosofia della scienza". La sua
è una storia della medicina che si identifica completamente con quella
della biologia e delle scienze biomediche, non ammette specificità alcuna
per la medicina e trascura gli aspetti di quest'ultima che la connettono
strettamente alla società.
OPERE DI STORIA SOCIALE. Il secondo congresso internazionale di storia
della scienza e della tecnologia organizzato da Singer e tenutosi a Londra
nel 1931, ponendo gli storici occidentali a contatto con quelli sovietici
di impostazione marxista segnò un allargamento di prospettive della storia
della scienza e anche della storia della medicina. Ne uscì incoraggiata
un'impostazione aperta alla storia sociale della disciplina, anche se
vi furono forti reazioni da parte di coloro che si opposero a questo mutamento
di indirizzo (M. Polanyi). Fu soprattutto negli Stati uniti che prese
piede una storia della medicina aperta agli aspetti sociali, particolarmente
grazie agli studiosi del John Hopkins Institute for the History of Medicine,
sotto la direzione di H.E. Sigerist. In polemica con gli storici della
scienza (con G. Sarton in particolare) Sigerist rivendicò il carattere
del tutto speciale e indipendente della storia della medicina, proprio
in quanto essa non può fare a meno di prendere in considerazione i rapporti
tra la medicina, il medico e la società, poiché, a differenza di tutte
le altre scienze, la medicina ha una essenziale dimensione pragmatica
e sociale: «La medicina non è una branca della scienza e non lo
sarà mai. Se la medicina è una scienza, allora è una scienza sociale».
Per Sigerist la storia sociale della medicina non era un complemento della
storia della scienza medica tradizionale, ma doveva sostituirla, completandola
fino a comprendere la storia del paziente e del medico nel loro contesto
sociale e la storia delle relazioni tra medico e paziente. Sigerist riuscì
a realizzare il proprio progetto limitatamente alla storia della medicina
antica, con i due volumi della History of Medicine (1951-1961).
Per la medicina moderna il punto di vista sostenuto da Sigerist fu adottato
da R.H. Shryock, destinato a succedere a Sigerist alla direzione del Johns
Hopkins Institute, nel suo famoso saggio del 1947. La storia della medicina
sviluppatasi a partire da una prospettiva sociale si è affermata nel secondo
dopoguerra (C. Webster per il periodo della rivoluzione scientifica, G.
Rosen per l'età contemporanea, O. Temkin per l'età antica), suscitando
l'interesse degli storici di altra formazione: gli storici sociali, quelli
economici, gli studiosi di demografia, di geografia storica hanno bisogno
di informazioni sulle condizioni della salute nelle comunità del passato
per le loro ricerche sulla vita materiale o sulle dinamiche delle interre
lazioni personali. La storia sociale della medicina ha contribuito a spostare
il centro d'interesse degli studiosi dall'età antica, terreno privilegiato
dagli storici tedeschi eruditi del secolo scorso, dal periodo rinascimentale
e dal XVII secolo, campo ancora prediletto dagli studiosi delle varie
discipline mediche, al XIX secolo, periodo in cui si ebbe il più spettacolare
aumento di importanza della medicina come fattore sociale.
• R.H. Shryock, Storia della medicina nella società moderna, Isedi,
Milano 1977; M. Foucault, La nascita della clinica., Einaudi, Torino
1992; C. Webster, La grande instaurazione. Scienza e riforma sociale
nella rivoluzione puritana, Feltrinelli, Milano 1980; J. Ruffié, J.C.
Sournia, Le epidemie nella storia, Editori Riuniti, Roma 1985;
G. Cosmacini, Storia della medicina e della sanità in Italia, Laterza,
Roma-Bari 1987.
R. Maiocchi
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