linguistica

Studio scientifico del linguaggio umano. Le prime attestazioni del termine risalgono alla prima metà dell'Ottocento (A. Balbi, Introduction à l'Atlas ethnographique du globe, 1826) e fanno riferimento preciso alla denominazione più giusta e conveniente data dai tedeschi a questa scienza nuova. In precedenza gli studi delle lingue facevano infatti parte della filologia (nel dizionario di N. Tommaseo e B. Bellini, 1858-1879, la linguistica è ancora definita come «parte della filologia che concerne la materia delle lingue anziché l'intima forma e le ragioni e lo spirito»). La linguistica ottocentesca sviluppò un'unica nozione di storicità delle lingue, quella che fa riferimento ai mutamenti che esse hanno subito nel corso del tempo. L'altra nozione di storicità, che pur era appartenuta al quadro epistemologico della linguistica illuminista (J.D.Michaelis, C. De Brosses), e che assumeva le lingue in rapporto alle convenzioni di segni che diversamente, nelle diverse società, realizzano il rapporto tra i suoni del linguaggio e le idee, fu recuperata solo a partire da F. de Saussure la cui distinzione fra sincronia e diacronia implicò, per la lingua, l'essere simultaneamente un sistema stabile e un sistema in evoluzione. La linguistica divenne pertanto lo studio delle lingue come sistemi di segni, in quanto la sua specificità rispetto alle altre discipline (psicologia, antropologia, sociologia, filologia ecc.), ivi compresa la più generale semiologia, era di definire che cosa fa della lingua un sistema speciale rispetto all'insieme dei fatti semiologici. Su queste basi la scienza linguistica si costituì come scienza empirica; il suo carattere scientifico si fondò sull'osservazione dei fatti, sulla ricerca di metodi di indagine, più tardi di procedimenti di scoperta, e negò ogni pertinenza ai caratteri prescrittivi. Il metodo di indagine adottato, o la teoria a esso conseguente, divennero pertanto i fattori che operavano distinzioni all'interno della scienza linguistica dividendola in settori che, via via che prendevano sviluppo, divenivano sempre più autonomi: la linguistica divenne ben presto una pluralità di linguistiche. Con il termine linguistica strutturale si può far riferimento alle metodologie che si sono sviluppate dall'elaborazione saussuriana e che trovano nei concetti di sincronia, sistema e arbitrarietà del segno i punti centrali. Caratteri particolari ebbe poi la linguistica funzionale, che sostenne il valore esplicativo del concetto di funzione, in quanto opposto a quello di norma, nel senso che il funzionamento delle lingue viene a essere spiegato in relazione a quei bisogni che ne costituiscono le proprietà fondamentali (economia, espressività ecc.); in quegli stessi anni si stava sviluppando nel campo degli studi sociali la teoria funzionale della cultura (B. Malinowski). Il funzionalismo della scuola di Praga, accentuando il carattere di finalità sia all'interno del sistema che nel rapporto fra il sistema e la realtà extralinguistica, tentò un superamento dell'opposizione tra sincronia e diacronia attraverso il concetto di struttura, induttivamente definita a partire dai sistemi linguistici e le cui caratteristiche universali spiegano a loro volta le particolarità delle singole lingue. La linguistica generativa, infine, rivide ulterioremente questa definizione di struttura nei termini di proprietà formali individuabili tramite l'adozione di procedimenti di calcolo; ricercare la spiegazione, non più la sola descrizione, dei fatti linguistici implicava l'adozione di un metodo deduttivo, in opposizione al metodo induttivo. La teoria linguistica così elaborata doveva, inoltre, essere in grado di spiegare tanto il funzionamento delle lingue naturali quanto le capacità di apprendimento delle grammatiche particolari da parte degli esseri umani; essa infatti assumeva un concetto di universale linguistico che si identificava con la facoltà di linguaggio, giacché il sistema di prin cipi universali da cui possono discendere le particolarità delle singole lingue è quello stesso sistema di conoscenze che consente a ogni essere umano l'acquisizione della lingua materna. Con il termine linguistica applicata si intende, invece, il complesso delle applicazioni dell'uno o dell'altro approccio, di fatto a fini prevalentemente didattici (insegnamento delle lingue, educazione linguistica). Settori di ulteriore specificazione del dominio di fatti che sono di pertinenza della scienza linguistica sono infine discipline come etnolinguistica, sociolinguistica, neurolinguistica, psicolinguistica; la specificità del linguaggio umano, infatti, risiede anche nelle interrelazioni che esso stabilisce con ciò che ne rende, di fatto, possibile l'esistenza: da un lato il corpo sociale, i gruppi e le etnie, dall'altro il corpo biologico, il cervello e la psiche dell'uomo. Vedi anche antropologia linguistica, linguistica storico-comparativa, lingua.

L. Brandi