LENIN, NIKOLAJ


Lenin, Nikolaj

(Vladimir Il’ic Ul’ianov, Simbirsk 1870 - Gor’kij 1924) Politico russo. Tra i maggiori protagonisti della storia del Novecento come artefice della rivoluzione d'ottobre e dello stato sovietico, fu anche uno dei massimi esponenti del pensiero marxista influenzando gli orientamenti ideologici dei partiti comunisti da lui organizzati nella terza Internazionale e dell'intero movimento comunista mondiale. Il nucleo portante del suo pensiero, connotato dall'indissolubilità del nesso tra politica ed economia e dalla centralità della prassi rivoluzionaria, appare in gran parte già elaborato nella prima opera storiografica, Lo sviluppo del capitalismo in Russia (1899), complesso intreccio tra analisi economico-sociale e manifesto politico inteso a dimostrare, contro le tesi populiste, come l'integrazione dell'impero zarista nel mercato internazionale avesse ormai radicato il capitalismo nelle campagne ponendo anche le basi per l'industrializzazione e la formazione di un moderno proletariato. Sono tuttavia le due opere più note della maturità di Lenin che meglio ne riflettono l'orientamento pragmatico e al tempo stesso la capacità di penetrazione storica e di sintesi teorica. La prima, L'imperialismo fase suprema del capitalismo (1917, ed. it. 1956), redatta nel pieno della prima guerra mondiale, s'iscrive nella controversia sull'argomento apertasi in seno al movimento operaio internazionale fin dalla vigilia del conflitto. Cinque sono per Lenin i «principali contrassegni» che qualificano la fase storica (nuova rispetto a quella analizzata da Marx) del capitalismo definibile come imperialistica: il predominio dei monopoli, l'ascesa del capitale finanziario conseguente alla fusione del capitale bancario con quello industriale, la crescente importanza dell'esportazione di capitali rispetto a quella di merci, il sorgere di monopoli internazionali proiettati alla conquista dei mercati mondiali, la tendenza alla «completa ripartizione della Terra tra le più grandi potenze capitalistiche». L'insieme di tali fattori dà al capitalismo una straordinaria forza dinamica e ne fa il sistema economico-politico dominante su scala planetaria, ma con ciò stesso ne segna il limite: l'imperialismo infatti non solo non elimina le contraddizioni di fondo del sistema capitalistico già evidenziate da Marx, ma ne accresce gli elementi di crisi con lo sviluppo diseguale tra paes avanzati e paesi arretrati, con la corsa all'accaparramento di colonie e di sfere d'influenza, con l'oppressione e quindi l'insorgere delle nazionalità nei paesi dipendenti, con le lotte per il predominio tra potenze e le inevitabili guerre. La seconda importante opera della maturità di Lenin è il saggio, rimasto incompiuto, Stato e rivoluzione (1916, ed. it. 1936; una prima traduzione in italiano era uscita in Russia nel 1917 o 1918), che, redatto nei mesi immediatamente precedenti la rivoluzione d'ottobre, riprende e sviluppa gli spunti teorici di Marx ed Engels sulla questione dello stato. La teoria del superamento dello stato che conseguirebbe alla soppressione di ogni forma di sfruttamento si radica qui nell'analisi delle forme storiche di stato come strumento della classe dominante per l'oppressione dalla classe subalterna: così lo stato antico era lo strumento di predominio dei proprietari di schiavi, lo stato feudale del dominio della nobiltà sui servi della gleba, lo stato "rappresentativo moderno" della borghesia sul lavoro salariato.