Kuhn, T.S., La struttura delle rivoluzioni scientifiche

(Einaudi, Torino 1969 – The Structure of Scientific Revolutions, Chicago 1962). Obiettivo di questo testo è quello di rivendicare, contro la visione popperiana di una scienza in perenne stato di rivoluzione, la presenza fondamentale di fasi di continuità nello sviluppo scientifico. Se vi è stata una scienza rivoluzionaria vi è stata anche una scienza normale, la discontinuità si è alternata alla continuità. Per Kuhn scienza normale significa una ricerca fondata su uno o più risultati raggiunti dalla scienza del passato ai quali una comunità di scienziati, per un certo periodo, riconosce la capacità di costituire il fondamento della sua prassi ulteriore. Grandi opere danno origine a tradizioni di ricerca, definiscono i problemi e i metodi da ritenersi legittimi in un dato campo, costituiscono un paradigma; la scienza normale si sviluppa all'interno di un paradigma, ampliandolo, arricchendolo, ma non cambiandolo nella sostanza dei principi e dei metodi. Essa si esplica in un'attività sperimentale che mira in misura molto scarsa a produrre novità fondamentali e ha come obiettivo primario quello di accrescere la portata e la precisione con cui il paradigma può essere applicato. I problemi che si incontrano nel corso di questo lavoro sono affrontati con lo stesso atteggiamento con cui si affrontano i rompicapo, cioè sapendo che la soluzione deve esistere all'interno del paradigma e richiede solo astuzia per essere scovata. La scienza normale procede così raccogliendo fatti suggeriti dal paradigma e risolvendo rompicapo: è questo tipo di attività che conferisce continuità alla storia della scienza. Durante la ricerca normale possono sorgere anomalie, si può constatare cioè che la natura ha violato le aspettative suscitate dal paradigma che regola la scienza normale; a volte queste anomalie possono essere fatte scomparire riadattando la teoria paradigmatica, ma a volte non vi si riesce e l'anomalia persiste, getta ombre su varie parti del paradigma, viene affiancata da altre anomalie: il paradigma entra allora in crisi. La crisi di un paradigma è la fase preparatoria all'avvento diun nuovo paradigma, all'accadere di una rivoluzione scientifica. Il nuovo paradigma è una risposta alla crisi del vecchio, una rivoluzione scientifica è il passaggio da un paradigma dominante a un altro paradigma dominante. La competizione tra due paradigmi rivali non è una battaglia il cui esito possa essere deciso sulla base di dimostrazioni, non esistono criteri razionali per stabilire che il nuovo paradigma è migliore del vecchio, perché i mutamenti di paradigmi comportano mutamenti più profondi nella stessa concezione del mondo. Guidati da un nuovo paradigma gli scienziati adottano nuovi strumenti e guardano in nuove direzioni, non solo, ma vedono cose nuove e diverse anche quando guardano con gli strumenti tradizionali nelle direzioni in cui avevano già guardato. Il grande innovatore scientifico non è colui che vede le cose con maggior precisione, ma colui che vede cose diverse. Un simile mutamento di prospettiva è paragonato da Kuhn al processo psicologico del riorientamento della Gestalt visiva: certe immagini possono essere viste in modo duplice, un'anatra può improvvisamente apparire un coniglio. Analogamente il passaggio da un paradigma a un altro è un mutamento che non consente la loro compresenza: essi sono dunque incommensurabili tra di loro. La scelta in favore dell'uno o dell'altro sarà fatta allora senza avere a disposizione un preciso criterio di scelta. I singoli scienziati aderiscono a un nuovo paradigma per ogni genere di ragioni e di solito per parecchie ragioni allo stesso tempo. Alcune di queste ragioni si trovano completamente al di fuori della sfera della scienza e riguardano le convinzioni religiose e filosofiche. L'adesione a un paradigma implica in definitiva un atto di fede. Se nei periodi di scienza normale il progresso della scienza appare sicuro, lineare, nel corso delle rivoluzioni scientifiche, a causa dell'incommensurabilità dei paradigmi, non è possibile neppure affermare che il nuovo costituisca un progresso rispetto al vecchio. La visione kuhniana implica la necessità di abbandonare l'idea che nel corso della sua storia la scienza evolva verso una migliore conoscenza della realtà.

R. Maiocchi