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idee, storia delle
Espressione di origine inglese (history of ideas) che nella sua
accezione più stretta indica una disciplina storiografica sorta negli
Stati uniti negli anni Venti del Novecento per opera di A.O. Lovejoy (1873-1962)
e di altri studiosi della Johns Hopkins University di Baltimora, come
G. Chinard e G. Boas, che nel 1923 dettero vita all'History of Ideas Club.
Nella sua accezione più lata di storia intellettuale o del pensiero o
delle dottrine (filosofiche, religiose, politiche, economiche) la storia
delle idee esisteva già come disciplina riconosciuta della storiografia
professionale e accademica in Europa e negli Stati uniti fin dalla fine
dell'Ottocento: F. Heer e poi M. Weber, F. Meinecke, W. Dilthey, E. Troeltsch,
J.H. Robinson (professore di Intellectual History presso la Columbia University
di New York all'inizio del Novecento), R. Tawney e J. B. Bury possono
essere considerati come storici delle idee in senso generale. Ma è a partire
dagli anni Venti che l'espressione assunse un significato metodologico
e disciplinare più preciso, legandosi ai nomi degli storici citati in
apertura e sviluppandosi in reazione a forme di storia del pensiero, come
la tedesca Geistesgeschichte, tendenti a insistere in modo troppo
esclusivo sul momento unitario delle forme di espressione del pensiero
umano. L'attività degli storici delle idee propriamente detti fu all'origine,
oltre che di singole opere, di organizzazioni e iniziative editoriali
internazionali, come la International Society for the History of Ideas,
fondata a Cambridge in Inghilterra nel 1960 presso il Peterhouse College
allora presieduto da H. Butterfield; come il "Journal of the History of
Ideas", fondato nel 1940 e tuttora esistente; e come il Dictionary
of the History of Ideas che, realizzato da un folto gruppo internazionale
di studiosi tra il 1968 e il 1974, si pone come tributo collettivo all'insegnamento
di Lovejoy. Gli storici delle idee, primo fra tutti Lovejoy, contribuirono
alla storiografia del pensiero e della cultura assumendo il punto di vista
originale e peculiare dell'analisi di singole idee o gruppi di idee (clusters
of ideas) che caratterizzano la riflessione umana in ogni campo del
sapere, puntando alla loro scomposizione in idee componenti (unit-ideas)
e alla ricostruzione del momento non solo dell'elaborazione delle idee,
ma anche della loro diffusione, circolazione e relativa alterazione semantica
nel tempo, nello spazio, in diversi ambiti socioculturali e all'interno
di diversi campi disciplinari.
UNA TENDENZA INTERDISCIPLINARE. È quindi spiccata la tendenza interdisciplinare
della storia delle idee, divenuta particolarmente sensibile in special
modo agli insegnamenti dell'antropologia, della linguistica comparata
e della sociologia della conoscenza. La tipica forma espositiva dello
storico delle idee (sia che si occupi di storia della letteratura, della
filosofia, della scienza, dell'arte, della storiografia, del pensiero
politico) non è quella dell'esposizione storica, bensì quella del cosiddetto
thread-account, ossia l'analisi concettuale e lessicale di testi
e contesti (logici, maanche sociali e culturali) nei quali una data idea
compare, la risoluzione di tale idea nei concetti che eventualmente la
compongono e l'elaborazione di un quadro diacronico avente al centro i
mutamenti di accezione e di fisionomia di quell'idea anche su lunghi archi
di tempo (per esempio: primitivismo, natura, ragione). A Lovejoy dobbiamo
i primi e tuttora i migliori esempi di questo metodo di indagine, da lui
esposto in importanti scritti programmatici (The Historiography of
Ideas del 1938 e Reflections on the History of the Ideas del
1940; il primo è compreso in L'albero della conoscenza, 1948, ed.
it. 1982) e in opere quali La grande catena dell'essere (1936,
ed. it. 1968) e in L'albero della conoscenza. Nella prima, e più
famosa, l'autore studiò la nozione di gerarchia di esseri viventi interrelati
(dagli organismi dotati di forme elementari di sensibilità fino a quelli
più evoluti), dalla filosofia greca all'età del Romanticismo, mostrando
al suo interno la presenza di accezioni storicamente mutevoli di concetti
come natura, ragione, evoluzione, catena dell'Essere, così come nei saggi
raccolti nel secondo volume oggetto di analisi furono concetti come gotico,
romanticismo e primitivismo, quest'ultimo al centro anche di un lavoro
specifico di Lovejoy in collaborazione con G. Boas (A documentary History
of Primitivism and related Ideas (1935). La critica di tipo storicistico
che più frequentemente fu rivolta agli storici delle idee è quella che
il loro metodo di indagine rischia di personificare le idee, di considerarle
come entità che si muovono come in un vuoto e per energia propria e di
non studiarle sufficientemente nello specifico del pensiero di singoli
autori o nel loro legame con i fatti storici più generali. È forse per
questo che alcuni dei seguaci americani e britannici di Lovejoy preferirono
parlare del loro lavoro in termini piuttosto di storia intellettuale che
di storia delle idee, sviluppando di quest'ultima soprattutto gli aspetti
che più andavano nella direzione della storia delle forme e delle tecniche
di circolazione e comunicazione delle idee, dei discorsi e dei linguaggi
e verso la sociologia della conoscenza. In questo senso si può parlare
di una sorta di riassorbimento della storia delle idee nell'ambito della
storia intellettuale o del pensiero nei diversi campi dello scibile.
• P. Wiener, A. Noland, a c. di, Ideas in Cultural Perspective,
Rutgers University Press, New Brunswick 1962; G. Boas, The History
of Ideas: an Introduction, Scribner, New York 1969; P. Piovani, Filosofia
e storia delle idee, Laterza, Roma-Bari 1965; P. Rossi, Storia
e filosofia: saggi di storiografia filosofica, Einaudi, Torino 1975;
J. Dunn, L'identità della storia delle idee, in "Filosofia politica",
Il Mulino, Bologna 1988.
G. Abbattista
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