idealismo

In senso ampio e generale indica nel linguaggio comune ogni teoria o atteggiamento mentale per il quale alle idee debba essere attribuito un ruolo determinante, o quanto meno preponderante, nella realtà e nella storia. In senso più specifico e tecnico, idealistico fu l'orientamento filosofico prevalente in Europa, e soprattutto nel mondo tedesco, tra la fine del XVIII e la metà del XIX secolo. Si può parlare di idealismo anche a proposito di alcuni orientamenti filosofici e storiografici del Novecento. Nel momento di massima espansione e fortuna dell'idealismo filosofico all'inizio del XIX secolo si ebbe anche il sorgere di un idealismo storiografico, non solo con i cicli di lezioni di G.W.F. Hegel sulla storia della filosofia, sull'estetica e sulla filosofia della storia, ma anche con il contributo determinante di tutta una generazione di storici e filosofi. Interessante in proposito la posizione di K.W. von Humboldt che nel suo saggio Il compito dello storico (1821, ed. it. 1980) riassunse efficacemente i presupposti e i concetti direttivi della storiografia idealistica: lo svolgimento della storia è l'esterna espressione di idee eterne che guidano il corso della storia; le idee trovano concreta espressione nell'opera di individualità determinate, che possono essere tanto singole personalità quanto istituzioni, nazioni, popoli ecc.; la comprensione del fatto storico richiede una specifica capacità, grazie anche a un atteggiamento di simpateticità nei confronti dell'oggetto studiato, di superare le apparenze che celano la verità profonda degli accadimenti. Questi principi, che in Humboldt trovarono anche applicazione nella sua opera di organizzazione dell'insegnamento universitario, vissero poi nella concreta opera storiografica di L. von Ranke, il maggiore storico tedesco del XIX secolo. Nella sua opera una larga, attenta e me-ticolosa documentazione convive con una generale visione idealistica della storia. Benché contrario alla aprioristica filosofia della storia di Hegel, Ranke era animato dalla convinzione che una logica nascosta giacesse al fondo delle vicende umane e che ogni epoca storica fosse caratterizzata da una specifica idea e guida. Quindi per Ranke e per gran parte della storiografia idealistica del XIX secolo che in lui trovò un modello, compito dello storico era cogliere la forma interna, la verità specifica e singolare di un certo periodo storico mediante l'individuazione dell'invisibile idea-guida che opera al fondo delle azioni umane. Poiché gli interessi di Ranke e di gran parte degli storici dell'Ottocento erano politici e religiosi, queste idee-guida erano poi, per lo più, i principi generali che sovraintendono alla formazione degli stati e alla nascita delle religioni. Assai di frequente, e soprattutto in Germania come conseguenza dello specifico andamento della storia tedesca nell'Ottocento, queste idee-guida della storia furono associate ai concetti di stato, di nazione, di carattere nazionale. Tuttavia fuori dalla Germania l'idea che la storia fosse un processo espressione di idee fu abbandonata, e dell'esempio rankiano rimase l'estrema accuratezza delle tecniche di ricerca separata però dai presupposti filosofici, che per altro Ranke non aveva mai esplicitamente teorizzato. Piuttosto si andò progressivamente affermando la tendenza a fare delle idee temi non esclusivi di ricerca storica (storia delle idee, storia della cultura). Tra Ottocento e Novecento, al tramonto della stagione positivistica, si ebbe una ripresa della riflessione filosofica e storiografica legata al criticismo kantiano, una delle radici dell'idealismo. Il neokantismo riprendeva la distinzione operata da I. Kant tra conoscere le cose in sé stesse (conoscenza in realtà impossibile da realizzare) e conoscere il nostro modo di percepire le cose e pertanto conoscere le cose così come noi le percepiamo. Sul piano della riflessione teorica sulla storia il neokantismo dette luogo a un dibattito sulle relazioni tra i metodi delle scienze naturali e quelli delle scienze dello spirito. Nel XX secolo l'idealismo conobbe un ulteriore notevole sviluppo in Italia con B. Croce e G. Gentile. Pur con diverse sfumature (e prescindendo dal fatto che Gentile si applicò quasi esclusivamente alla storiografia filosofica, mentre Croce anche a quella politica e letteraria) per entrambi la comprensione storica è soggettiva, che non vuol dire arbitraria, e la storiografia è un'iniziativa intellettuale individuale: dunque ogni storico inevitabilmente scrive del passato dal proprio punto di vista e portando nella narrazione i propri problemi e interessi. Sostenitore originale di un idealismo filosofico e storiografico fu in Inghilterra R.G. Collingwood.

• W. von Humboldt, Il compito dello storico, Guida, Napoli 1980; B. Croce, Teoria e storia della storiografia, Adelphi, Milano 1989; R.G. Collingwood, L'idea della storia, Fabbri, Milano 1966.

E. Cutinelli-Rèndin