Hobsbawm, E.J.E., I ribelli. Forme primitive di rivolta sociale

(Einaudi, Torino 1966 – Primitive Rebels, Manchester 1959). L'attenzione si rivolge in quest'opera al banditismo, alle società segrete rurali, ai movimenti rivoluzionari contadini di stampo millenaristico, alle prime organizzazioni operaie rivoluzionarie, tutti fenomeni valutati come forme primitive di agitazione sociale. Il centro propulsore di quest'indagine è l'Europa occidentale e meridionale, specialmente l'Italia, e il periodo considerato è quello che va dalla Rivoluzione francese in poi. I protagonisti sono uomini e donne del popolo; di loro si conosce spesso il soprannome, più raramente il nome; sono individui prepolitici che ancora non sono riusciti a trovare un linguaggio con cui dar voce alle loro aspirazioni. Tuttavia, come dimostra Hobsbawm, il loro ruolo nella società moderna e contemporanea non è stato affatto marginale. Pur con le dovute differenze, infatti, le forme di protesta come il banditismo sociale dei contadini andalusi contro i padroni delle terre, la mafia ottocentesca, i vari movimenti millenaristici che si sono fatti interpreti di aspirazioni messianiche verso un mondo migliore, i primi movimenti operai urbani hanno costituito la risposta dell'adattamento a una società capitalistica, e possono essere considerati la preistoria dei moderni movimenti operai e contadini.