geografia storica

(o geostoria). Filone della ricerca geografica che studia il territorio come formazione storica e utilizza la spiegazione storica per comprendere le caratteristiche geografiche dei luoghi. È una branca recente della geografia, anche se la cronologia e le caratteristiche del suo sviluppo variano da paese a paese.

I CASI INGLESE E FRANCESE. L'Inghilterra e la Francia sono i paradigmi di due diversi e fondamentali percorsi della disciplina. In Inghilterra, e in parte anche in Polonia, Scandinavia e Germania, la sperimentazione delle metodologie e della ricerca geostorica si attuò prima che in altri paesi e un certo tipo di riflessione, che altrove (per esempio in Italia) è ancora in atto, presso gli studiosi anglosassoni ha già fatto il suo corso. In una fase iniziale dell'evoluzione della disciplina, che, con riferimento all'Inghilterra, si può definire geografia storica tradizionale, si ebbero studi rivolti a ricostruire situazioni territoriali del passato (geografia del passato). Sembrò così che la geografia storica si ponesse al servizio della geografia, dal momento che in questo contesto spesso si è sottintesa una distinzione tra storia (scienza del passato) e geografia (scienza del presente). Il principale, ma non unico, studio di questo periodo fu l'analisi del Domesday Book, realizzata tra gli anni Cinquanta e Sessanta: l'uso di questa sorta di catasto dell'XI secolo, utilizzata da H.C. Darby e da altri geografi storici per una minuziosa ricostruzione, aprì la via alla riflessione sull'interpretazione delle fonti documentarie per la ricostruzione geostorica. In una seconda fase si affrontò il problema del mutamento geografico: si trat-tava non tanto di ricostruire nella loro staticità sezioni orizzontali sincroniche del territorio, quanto piuttosto di mettere in evidenza la sua continua evoluzione individuando sezioni verticali diacroniche e mettendo in evidenza anche il fatto che nel territorio ogni elemento ha una temporalità propria, con ritmi di trasformazione asincroni. A questo punto la geografia storica anglosassone poteva dirsi pronta a passare da una visione della storia ancora fondata sull'erudizione a una riflessione approfondita sulle fonti da utilizzare per il proprio lavoro. Emerse la questione dell'uso del materiale archivistico, sia documentario sia cartografico: la sua lettura non poteva essere immediata o empirica ma richiedeva una critica approfondita e la capacità di utilizzare sapientemente gli strumenti della ricerca storica; la geografia doveva confrontarsi con la storia e il geografo stesso doveva farsi storico, senza temere che il ricorso agli strumenti della moderna storiografia costituisse una rinuncia alla propria specificità. Del resto il geografo storico si trovava nella condizione di dover affiancare l'utilizzo delle fonti documentarie all'esame diretto del paesaggio: anche questo non era casuale, ma si fondava necessariamente su tecniche corrette e rigorose, su un'analisi capace di trasformare il paesaggio stesso in fonte storica, da leggersi parallelamente a quelle scritte. Solo in questo modo documenti e strutture territoriali potevano interrogarsi e spiegarsi a vicenda ( paesaggio). La geografia storica così strutturata cominciò a essere particolarmente attenta al dialogo con altre discipline, rivelatosi di estrema importanza per uno studio delle trasformazioni del territorio nel tempo. Vicine alla geografia storica sono anche l'archeologia, l'etnologia e l'antropologia, i cui studi vengono condotti in gran parte sul terreno. Il confronto con le tecniche archeologiche fu utile per la definizione dei metodi dell'archeologia del paesaggio. Mentre in Inghilterra la riflessione proseguiva in questa direzione, con studi di geografia storica agraria e urbana, e anche in Germania e nei paesi scandinavi le analisi sull'origine e l'evoluzione delle strutture agrarie europee venivano impostate su principi analoghi, diversa vicenda aveva la geografia storica in Francia, dove da un lato lo storicismo aveva fortemente segnato la geografia fin dal suo nascere ( geografia umana), dall'altro, seguendo l'impostazione della scuola geografica tradizionale, aveva fatto propria una concezione della storia del territorio alla cui base stavano i principi di durata, continuità, tradizione: per la geografia storica francese non era quindi tanto importante individuare il mutamento delle strutture territoriali quanto realizzare studi retrospettivi in cui, partendo dall'analisi della situazione data, si cercavano gli antecedenti storici, con un'inversione dell'abituale percorso cronologico. L'area disciplinare geostorica francese è stata e continua a essere caratterizzata da un intenso interscambi tra geografi e storici: questi ultimi, in particolare F. Braudel e la rivista "Annales", proponendo temi di storia sociale e analisi a livello di microstoria, diedero un notevole contributo alla riflessione geografica. In Francia e in Inghilterra, infine, emerse un nuovo interesse: studiosi inglesi come H.C. Prince, D. Lowenthal e D. Cosgrove introdussero l'idea di un paesaggio i cui elementi comprendono anche i gusti, i valori e le scelte degli individui; i geografi francesi M. Santos e M. Ronai, vicini alla rivista "Hérodote" fondata a Parigi dal geografo Y. Lacoste, misero in luce che il territorio non è spiegabile se non in termini di formazione sociale e che il paesaggio è «vissuto», carico di intenzioni, valori culturali espressi dalla società che lo ha formato.

GLI SVILUPPI ITALIANI. L'interesse per la ricerca geostorica si affermò tardi in Italia e il suo sviluppo avvenne sulla scia dei traguardi già raggiunti sia in Francia sia nei paesi anglosassoni: fu fondamentale negli anni Settanta il ruolo di L. Gambi, che introdusse nel nostro paese tematiche e riflessioni sul carattere storico del paesaggio. Dal suo insegnamento è nato un filone di studi di geografia storica che si rivolge all'indagine di paesaggi agrari e urbani, realizzando analisi strutturali dinamiche con l'ausilio della ricerca sul terreno; negli ultimi anni, inoltre, sono stati sempre più frequenti lavori incentrati sul concetto di paesaggio vissuto ed espressione di valori.

• A.R.H. Baker (a c. di), Geografia storica: tendenze e prospettive, Franco Angeli, Milano 1981.

M.P. Balbi