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eurocentrismo
Termine impiegato in antropologia culturale, e poi acquisito nel linguaggio
comune, per indicare la tendenza storica degli europei a ritenere la propria
cultura preferibile, se non superiore, a quelle espresse da altri gruppi
umani. In senso più esteso l'eurocentrismo privilegia l'occidente nella
sua globalità, comprendendo l'America settentrionale e alcuni paesi già
colonie della Gran Bretagna. L'espressione deriva dal concetto più generale
di etnocentrismo, quale privilegio del proprio gruppo etnoculturale
rispetto a qualunque altro, e pertanto im-plica il concetto parallelo
di gruppocentrismo. A sua volta l'etnocentrismo, in quanto tendenza
a non accettare (sia pure secondo diversi gradi di apertura o di rifiuto)
chiunque non faccia parte del gruppo del "noi", in Europa si è storicamente
tradotto nella forma estrema del razzismo. L'eurocentrismo si manifestò
durante il periodo coloniale con forme di intolleranza, autoritarismo,
imposizione anche violenta delle proprie norme culturali su quelle
locali, basandosi sulla convinzione che la manifesta diversità tecnologica
e socio-organizzativa degli europei rispecchiasse una indiscutibile superiorità
culturale, morale e intellettuale. Dal punto di vista antropologico è
rilevante notare che l'atteggiamento eurocentrico più accentuato è stato
espresso maggiormente dai paesi anglosassoni e germanici rispetto a quelli
latini (Italia, Spagna, Francia, Portogallo). Attualmente l'eurocentrismo
tende a manifestarsi in comportamenti palesemente razzisti, e spesso violenti,
adottati da piccoli gruppi e spesso suggeriti da circostanze contingenti
e di conflitto, specie là dove il numero degli immigrati da paesi extraeuropei
ha superato una certa soglia che si può collocare intorno al 5-6 per cento
rispetto alla comunità di accoglienza. L'etnocentrismo nasce da un'esasperazione
della tendenza naturale di ogni cultura a convergere su sé stessa per
sviluppare una forza di coesione a garanzia della sua stessa sopravvivenza,
che, se non controllata, rappresenta anche una delle ragioni della violenza
tra gruppi etnici, specie quando i rapporti tra questi non siano stati
regolamentati da apparati contrattuali o da interventi internazionali.
Dal punto di vista strettamente antropologico si può infatti asserire
che il pregiudizio razziale, e dunque l'atteggiamento eurocentrico, può
essere combattuto e arginato attraverso un'educazione ad hoc dei
membri delle comunità che entrano in contatto e in potenziale conflitto.
Ma non va dimenticata la necessità di una equilibrata politica regolativa
dei rapporti interculturali. Nel caso dell'immigrazione extraeuropea sono
anche necessari interventi sociali e organizzativi che, migliorando lo
status dei nuovi venuti attraverso specifici ruoli, costituiscano, anche
per questa via, un'acquisizione di diritti sociali e un'implicita protezione.
G. Musio
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