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demografiche, teorie
Teorie riguardanti le leggi che governano l'evoluzione quantitativa delle
popolazioni e i modi per governarla. In Inghilterra, come del resto in
Francia e in altri paesi, la teoria di stampo mercantilista che una popolazione
in aumento fosse in ogni caso auspicabile e necessaria era ancora, nel
corso del XVIII secolo, un assioma praticamente indiscusso. D'altra parte
nella seconda metà del secolo, quando la popolazione inglese stava aumentando
a un ritmo fin allora mai avvicinato, era assai diffusa l'opinione (resa
possibile dalla mancata effettuazione di censimenti) che la popolazione
stesse decrescendo. Il dibattito che si sviluppò su questo tema a partire
dagli anni attorno al 1750 ebbe, per certi versi, termine con l'effettuazione
del primo censimento generale nel 1801; molte delle questioni dibattute
a quel tempo rimangono, tuttavia, ancora in parte da chiarire.
MALTHUS. Nel clima di quel dibattito si inserì l'opera più nota di T.R.
Malthus (Saggio sul principio di popolazione). La prolungata
mancanza di dati ufficiali e attendibili riguar danti la popolazione amplificò
certamente l'impressione prodotta dal Saggio e, quando furono noti,
i risultati del censimento sembrarono confermare quanto Malthus aveva
affermato circa l'aumento della popolazione fino a quel momento: al timore
dello spopolamento subentrò ben presto la paura dell'eccedenza demografica.
In effetti, nel momento contingente in cui il Saggio vide la luce
l'Inghilterra poteva realmente considerarsi un'isola con limitate
possibilità di accrescere, nel breve periodo, le proprie risorse alimentari.
Il principio di Malthus, pur costituendo il punto di partenza di un dibattito
che si è sviluppato fino a oggi, appare, se riesaminato in prospettiva,
più rivolto a una situazione passata (quella della società preindustriale)
che a ciò che in Inghilterra sarebbe scaturito dallo sviluppo industriale.
D'altra parte il principio malthusiano non è contestabile, nel lungo periodo
e a livello planetario, se si guarda alla limitatezza dello spazio fisico
a disposizione della popolazione. L'esigenza proclamata da Malthus di
limitare la discendenza doveva dunque rivelarsi fondata (anche se in un
contesto ben diverso da quello da lui ipotizzato). Ma il suo discorso
fu, all'epoca, ben presto superato per quanto concerne i mezzi attraverso
i quali ottenere questa limitazione. Infatti già durante la sua vita sorse,
e in seguito si sviluppò, un movimento (presto identificato come neomalthusiano)
che, raccogliendo la sostanza del pensiero di Malthus, si proponeva di
raggiungere lo stesso fine con mezzi che egli non avrebbe mai accettato,
come i metodi contraccettivi.
NEOMALTHUSIANESIMO ED ESPANSIONISMO DEMOGRAFICO. Sostanzialmente contrari
alla propaganda neomalthusiana erano, sul finire del XIX secolo, da un
lato le chiese cristiane (pur con diverse sfumature), dall'altro il nascente
movimento socialista. Lo stesso K. Marx, nel Capitale, sostenne
che in regime capitalistico la sovrappopolazione non è la conseguenza
dell'insufficiente ammontare in via assoluta dei mezzi di sostentamento,
ma è il frutto dei modi di ripartizione della ricchezza che sono propri
del capitalismo stesso. A partire dalla fine del XIX secolo e fino alla
metà circa del XX, neomalthusianesimo ed espansionismo demografico costituirono
due poli tra i quali si sviluppò il dibattito sulla popolazione. In Francia,
dove il declino della natalità iniziò con largo anticipo, lo spettro della
denatalità aleggiò più insistentemente. Ma via via che il declino della
fecondità si estendeva alle varie popolazioni europee il problema si pose
quasi ovunque. Le chiese rinforzarono i loro divieti religiosi, nazismo
e fascismo affermarono dissennatamente la necessità dell'espansione demografica
e territoriale e politiche attive pronataliste furono poste in atto sia
in Francia sia, soprattutto, in Italia e in Germania. La polemica tra
espansionismo demografico e neomalthusianesimo finì però bruscamente per
l'azione concomitante di diversi fattori. Nei paesi occiden-tali più ricchi
si mise in moto (negli Stati uniti già nel corso degli anni Quaranta)
un movimento di ripresa della natalità imprevisto e in alcuni casi consistente.
La seconda guerra mondiale con la sconfitta del nazifascismo travolse
anche l'ideologia espansionista. Solo negli anni Settanta e Ottanta il
fortissimo ulteriore calo della fecondità (particolarmente rilevante in
Italia) ridestò una certa attenzione, anche in connessione con le nuove
tendenze migratorie, nei confronti del problema demografico nei paesi
sviluppati. In questi anni si affermò a livello planetario un nuovo mito
demografico: quello della stazionarietà o della crescita zero.
IL PROBLEMA DEL TERZO MONDO. Il ritorno alle preoccupazioni neomalthusiane
(riferite all'impetuosa crescita demografica dei paesi del Terzo mondo)
si accompagnò con l'accresciuta sensibilità per il deterioramento ambientale
e il depauperamento delle materie prime. Le posizioni politico-dottrinarie
di fronte allo scenario demografico mondiale cominciarono a oscillare
tra due poli opposti. Da un lato (i contributi più noti nel campo neomalthusiano
sono forse i rapporti elaborati da D.L. Meadows e da altri studiosi del
Massachusetts Institute of Technology) si sostiene che l'eccessivo accrescimento
demografico rappresenta un ostacolo decisivo per lo sviluppo sociale ed
economico. All'altro polo sta una posizione, di origine marxista, secondo
la quale non esistono problemi demografici in astratto, poiché ogni tipo
di organizzazione produttiva ha le sue particolari leggi demografiche.
Assai più interessanti, dal punto di vista scientifico, appaiono le tesi,
che pure si collocano sul versante contrario a quello neomalthusiano,
di E. Boserup, che vede, per le società del Terzo mondo ancora prevalentemente
agricole, nell'accrescimento demografico il principale fattore di stimolo
allo sviluppo tecnologico e all'aumento della produttività. Tra il polo
neomalthusiano e quello antimalthusiano si situano molte posizioni intermedie
che sono venute acquistando forza soprattutto a partire dalla Conferenza
mondiale della popolazione tenuta a Città del Messico nel 1984. La comunità
internazionale, accantonate le dispute ideologiche che avevano caratterizzato
gli anni Settanta, ha in seguito riconosciuto in sostanza la gravità del
problema demografico e la necessità di fronteggiarlo con politiche realistiche,
sia demografiche che sociali ed economiche.
• E.A. Hammel, Sei lezioni di demografia, Il Mulino, Bologna 1989;
D.L. Meadows e altri, I limiti dello sviluppo. Primo rapporto al Club
di Roma, Mondadori, Milano 1972; E. Boserup, The Conditions of
Agricultural Growth, Allen and Unwin, Londra 1965.
L. Del Panta
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