decadenza

Concetto carico di ambiguità che si inquadra nel modello organicista con il quale si interpreta il destino delle civiltà: gli individui invecchiano, le specie degenerano, gli stati decadono. Sebbene presente nel pensiero classico greco (Esiodo e Platone), l'idea di decadenza nella riflessione storica si affermò con la caduta dell'impero romano d'occidente. Tale riflessione maturò soprattutto nel Settecento nell'opera di Montesquieu (Considerazioni sulle cause della grandezza dei romani e della loro decadenza, 1734) e in quella di E. Gibbon (Storia della decadenza e caduta dell'impero romano, 1776). Montesquieu dava un'interpretazione psicosociologica del declino come caducità insita nella natura degli uomini e delle cose; Gibbon imputava alla barbarie e al cristianesimo la caduta di Roma, riprendendo un'interpretazione già avanzata dallo storico orientale Zosimo nel V secolo. Il dibattito settecentesco si allargò con le tesi di J.G. Herder sulle forze giovani rappresentate dai barbari per cui il Medioevo, che in Gibbon costituiva un passaggio naturale dallo stato di barbarie alla società civile, nel filosofo tedesco diventava un mito germanico. Se generalmente gli umanisti, come F. Guicciardini, avevano inteso il cambiamento in senso negativo, nel pensiero religioso e politico-filosofico dell'età moderna l'obiettivo di una palingenesi continuò a proporsi come ritorno al passato, nonché alla dimensione atemporale di una mitica età del-l'oro. D'altra parte al concetto di declinatio o inclinatio fu di volta in volta abbinato il concetto di renovatio, regeneratio, reformatio o rinascita. Dall'idea di un progresso dialettico della storia maturata nel pensiero marxista (K. Marx e G. Lukács) e dopo l'ottimismo del pensiero positivista di fine Ottocento, tra le due guerre mondiali si acuì la visione di un declino inarrestabile, tanto che la decadenza fu avvertita non come frattura congiunturale, ma come latenza. Una lettura in chiave etica della storia caratterizzò molta produzione storiografica e soprattutto l'opera di B. Croce sulla decadenza italiana nel Seicento al tempo della dominazione spagnola. L'opera più emblematica del periodo e di questa concezione della storia è Il tramonto dell'Occidente di O. Spengler (1918-1922, ed. it. 1957). Secondo le prospettive aperte dai più recenti contributi dell'antropologia psicanalitica l'idea di decadenza può ulteriormente rientrare nella sfera di un intimo e universale istinto di morte, al quale nei vari secoli regimi politici, civiltà e culture, gruppi e individui hanno associato quello della paura e difesa da nemici esterni e interni, molto spesso vivendo la fine di una civiltà come la fine della civiltà. Pessimismo o fiducia nel progresso, aspettative escatologiche e millenaristiche hanno scandito il paradigma della decadenza fino a oggi, fondando su categorie dicotomiche divenute classiche (barbarie/impero romano, paganesimo/cristianesimo, oriente/occidente, civiltà europea/mondo nuovo, antichi/moderni, sviluppo economico/arretratezza) la riflessione filosofica e l'interpretazione storica.

• J. Le Goff, Decadenza, in Enciclopedia Einaudi, Einaudi, Torino 1978; P. Chaunu, Histoire et décadence, Perrin, Parigi 1981; B. Valade, Décadence, in Encyclopedia Universalis France, Parigi 1990; La storia comparata, a.c. di P. Rossi, Il Saggiatore, Milano 1991.

M.P. Paoli