chiesa, storia della

Si può dire che questa disciplina sia nata con la Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, che nell'ultima redazione del 323 descrisse in dieci libri le vicende cristiane dalla predicazione di Gesù fino a quell'anno, mostrando, allo scopo di edificare i lettori, la continuità, dagli apostoli ai vescovi loro successori, della purezza dottrinale e il provvidenziale disegno divino che portava, attraverso la conversione di Costantino, dai martiri alla trionfante chiesa imperiale. Nonostante il taglio apologetico Eusebio evitò, come accadeva alla storiografia classica, di attribuire ai suoi personaggi discorsi inventati e riprodusse invece a sostegno delle sue tesi numerosi documenti, che salvò così dalla distruzione. L'opera venne tradotta in latino nel 403 e condotta fino al 395 da Rufino di Aquileia, che peraltro ne modificò alcuni punti. Nel V secolo in area greca Socrate Scolastico, Sozomeno e Teodoreto di Ciro continuarono l'opera di Eusebio mantenendosi, con maggiore o minore efficacia, nella sua linea. I loro lavori vennero fusi e tradotti in latino nella Storia tripartita da Cassiodoro. Tuttavia, mentre il genere letterario proseguiva in oriente secondo il modello eusebiano (Evagrio Scolastico, 563-600, lo condusse fino alla soglia del VII secolo), nell'occidente medievale si perdeva.

IL MEDIOEVO IN OCCIDENTE. Qui si svilupparono altre forme narrative: la teologia della storia, dalla Città di Dio di Agostino alla Storia contro i pagani di Paolo Orosio alla Cronaca ossia storia delle due città di Ottone di Frisinga, che si proponeva di mostrare il piano salvifico di Dio sul mondo; la storia dei popoli germanici cristianizzati, con la Storia dei franchi di Gregorio di Tours, la Storia dei visigoti di Isidoro di Siviglia, la Storia ecclesiastica del popolo anglo di Beda il Venerabile; le cronache universali di Beda il Venerabile e Reginone di Prüm; gli annali di ordini religiosi, monasteri, diocesi e anche del papato; le vite di singoli personaggi ragguardevoli per pietà e religione. In realtà il termine historia ecclesiastica ricomparve in occidente tra l'XI e il XII secolo nel titolo di opere di Ugo di Fleury e Orderico Vitale, ma esse costituivano soltanto una combinazione di storia universale e storia della salvezza. Il gusto umanistico per il ritorno alle fonti determinò all'inizio del Cinquecento una pubblicazione di Eusebio e Cassiodoro, le cui opere rientravano così nell'orizzonte culturale dell'occidente. Ma fu solo in seguito alla Riforma protestante che vi rinacque la storia della chiesa.

DOPO LA RIFORMA. Le varie confessioni cristiane che erano scaturite dalla Riforma avevano l'esigenza di giustificare sul piano storico la loro esistenza. Ne sono esempi significativi le ricostruzioni dei centuriatori di Magdeburgo, guidati da Flacio Illirico, per i luterani e di C. Baronio per i cattolici; ma anche le altre chiese nate dalla Riforma vi fecero ricorso ( confessionalistica, storiografia). Si trattava di opere a carattere polemico e apologetico, nonostante la ricerca e la messa in opera di una vasta documentazione che veniva recuperata dall'oblio. Ma proprio la necessità di provare le tesi che le diverse chiese sostenevano portò a una lenta evoluzione. Si cominciò infatti ad applicare nell'esame dei documenti quel metodo filologico che nel XV secolo aveva utilizzato L. Valla per dimostrare la falsità della donazione di Costantino. Ai criteri filologici per l'analisi dell'autenticità delle fonti si aggiunse ben presto il metodo critico per valutarne la veridicità. In questa impresa si distinsero, in particolare nel corso del Seicento, i bollandisti nel ricostruire la vita dei santi e i maurini nel curare le edizioni dei padri della chiesa. Si affermava in tal modo il principio che nella storiografia ecclesiastica ogni affermazione doveva basarsi su una documentazione rigorosamente comprovata su base filologica e critica. Intanto in ambito protestante la storia della chiesa diventava disciplina universitaria e si indirizzava verso la secolarizzazione (protestantesimo). In area cattolica invece nascevano opere d'insieme che, pur in un'ottica confessionale, si basavano sul nuovo tipo di sapere storico: la Storia ecclesiastica (1699) di Natale Alessandro, le Memorie (1693-1712, ed. it. 1732) di L. S. Le Nain de Tillemont, la Storia ecclesiastica (1691-1738, ed. it. 1766-1767) di C. Fleury. I tentativi romani di bloccare, anche per il loro orientamento gallicano, la diffusione di queste opere (il domenicano G. A. Orsi compilò una Storia ecclesiastica, 1747-1762, secondo criteri meno rigorosi e in un'ottica ultramontana) incontrarono scarso successo. Pur senza impegnarsi nella redazione di una storia della chiesa il sacerdote L. A. Muratori rivendicò, in tutta la sua ampia attività di editore di testi e di storiografo, che la ricerca della verità storica, criticamente accertata, non poteva essere in contraddizione con un cristianesimo che voleva essere rivelazione della verità. Con l'Ottocento nacque in Germania il metodo storico-critico, che il protestantesimo liberale recepì ben presto negli studi di storia ecclesiastica, mentre la storiografia cattolica ripiegava nell'apologia delle posizioni ultramontane e intransigenti assunte dal papato a difesa del potere cristiano sulla società (R.F. Rohrbacher, Storia universale della chiesa cattolica, 1842-1849, ed. it. 1843-1856).

UNA STORIOGRAFIA CRITICA. Un mutamento si verificò con Leone XIII che, decidendo nel 1883 l'apertura degli archivi vaticani, invitò i cattolici a lanciarsi negli studi storici senza timori. Ne derivò da un lato una linea che combinava un orientamento più positivo nell'uso dei documenti con una posizione confessionale (L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medioevo, 1886-1938); dall'altro lato l'introduzione dei nuovi metodi di ricerca storica in tutte le scienze religiose, portando così allo sviluppo del modernismo (A. Loisy, E. Buonaiuti). La repressione antimodernista colpì duramente gli studi di storia della chiesa (messa all'Indice della Storia antica della chiesa di L. Duchesne nel 1912). Il conseguente ripiegamento sull'erudizione, evidente soprattutto in Italia (F. Lanzoni, P. Paschini), venne superato dall'atteggiamento di compromesso nato nelle facoltà di teologia cattolica in Germania tra le due guerre. Ne fu significativo rappresentante H. Jedin, per il quale la storia della chiesa adotta il metodo storico nella determinazione dei fatti, ma al contempo riceve il suo oggetto dalla teologia, sicché può essere praticata solo dal credente che ne accetta l'origine divina e ammette l'intervento del trascendente nella causalità storica. Ma nuovi fattori spingevano verso un'evoluzione. Studiosi laici, da L. Febvre a D. Cantimori, cominciavano a sottolineare la rilevanza della conoscenza delle tematiche religiose per una corretta ricostruzione globale del processo storico, favorendo così l'introduzione dell'insegnamento di storia della chiesa nelle università statali. Inoltre all'interno di alcuni settori ecclesiali (M. D. Chenu, Le saulchoir, 1937) maturava la convinzione che la teologia, in quanto riflessione razionale sul dato rivelato, era disciplina distinta dalla storia della chiesa, che perciò non riceve da altri ma trova in sé stessa i suoi criteri di lavoro. Nonostante l'opposizione romana queste tesi trovarono applicazione in diversi lavori pubblicati nel corso degli anni Cinquanta. In tal modo la proclamazione al concilio Vaticano II, nella costituzione Gaudium et spes (1965), dell'autonomia della scienza finì per riconoscere una pratica ormai presente anche negli studi di storia ecclesiastica. Per quanto il dibattito tra i sostenitori di una visione teologica e di una laica della disciplina continui, anche per la sua compresenza nelle facoltà ecclesiastiche e in quelle statali, essa affronta ormai altri problemi: dal superamento della tradizionale ottica eurocentrica e confessionale alla compiuta storicizzazione attraverso l'inserimento nelle vicende delle società coeve, all'organizzazione di adeguati strumenti di lavoro per un'effettiva pratica scientifica.

• P. Meinhold, Geschichte der kirchlichen Historiographie, K. Alber, Friburgo 1967; H. Jedin, Introduzione alla storia della chiesa, Morcelliana, Brescia 1973; G. Miccoli, Problemi e aspetti della storiografia sulla chiesa contemporanea, in Id., Fra mito della cristianità e secolarizzazione, Marietti, Casale Monferrato 1985; Av.Vv., Grundfragen der kirchengeschichtlichen Methode heute, in "Roemische Quartalschrift", n. 80, 1985; G. Martina, La storiografia ecclesiastica nell'Otto e Novecento, Pontificia università gregoriana, Roma 1990.

D. Menozzi