burocrazia

Apparato dell'amministrazione statale moderna. Il termine fu coniato verso la metà del XVIII secolo, quando ormai era concluso in tutta l'Europa occidentale il processo di costruzione dello stato moderno, segnato dalla formazione di apparati di ufficiali e funzionari. Ma già dalla fine del secolo XVI si era venuta elaborando una teoria dello "stato burocratico" che ebbe in J. Bodin il suo più autorevole rappresentante. Questi evidenziò nei Sei libri della repubblica (1576, ed. it. 1588) la funzione svolta dagli "ufficiali" nella vita dello stato e ne sottolineò la collegialità nel lavoro e la gerarchia delle funzioni. Nel corso del XVIII secolo, con il dispotismo illuminato, lo stato venne visto come un organismo avente per fine il conseguimento del bene pubblico. Alla sua testa si poneva il monarca, primo burocrate a capo di una gerarchia di servitori dello stato. Si trattava di una concezione, fatta propria soprattutto da Giuseppe II d'Asburgo e Federico II di Prussia, venata di tinte etiche e religiose che passò anche nelle "monarchie amministrative" dei primi decenni dell'Ottocento. Nei Lineamenti della filosofia del diritto di Hegel (1821) i funzionari costituivano lo strumento essenziale per la realizzazione dello "stato di diritto". A loro spettava contenere le tendenze corporative presenti nella società e frenare le spinte dell'autorità politica ad assorbire ogni forma di sovranità e di potere. La concezione marxista della burocrazia si orientò a considerarlo un apparato di dominio di uno stato visto come espressione delle classi dominanti. In questo senso Marx criticò la visione hegeliana e non giunse a riconoscere la funzione della burocrazia in società altamente complesse. Con gli studi di M. Weber (specie Economia e società, 1922, ed. it. 1961) si ebbe la prima completa analisi della burocrazia intesa come categoria storico-sociologica indispensabile per la comprensione di tendenze più generali della società moderna e contemporanea. La burocrazia sarebbe, secondo Weber, espressione e risultato dei processi di razionalizzazione e di specializzazione funzionale che si registrano nelle comunità politiche nelle quali si realizza un rapporto di subordinazione fra i cittadini e un ceto di pubblici funzionari che conquista la loro fiducia per la razionalità tecnica che dispiega nel suo operare. Ne scaturirebbero alcuni tratti caratteristici della burocrazia: la sua obbedienza a una serie di ordinamenti; il suo essere definita da relazioni di dipendenza gerarchica che presuppongono una rigida divisione del lavoro e un'organizzazione sulla base della competenza; la remunerazione degli impiegati con uno stipendio e, infine, la distinzione tra ufficio e suo detentore. Il modello weberiano è stato sottoposto a critiche da parte di quanti ritengono che esso non sia in grado di spiegare lo sviluppo di concrete realtà storiche e che nell'azione del funzionario privilegi l'aspetto ritualistico.

• E. Saccomani, Burocratizzazione, in N. Tranfaglia (a c. di), Il mondo contemporaneo, La Nuova Italia, Firenze 1979; P.P. Giglioli, Burocrazia, in N. Bobbio, N. Matteucci (a c. di), Dizionario di politica, Utet, Torino 1976.

A. Spagnoletti