archeologia

Scienza storica il cui oggetto è l'antico, nel senso spaziale e temporale più ampio, fondata prevalentemente sulle testimonianze materiali (monumentali e artistiche, nonché della vita quotidiana) negli aspetti pubblici e privati. Tuttavia pare meglio parlare genericamente di passato, piuttosto che di antico, che implica un distanziamento cronologico remoto, attualmente non più praticato. L'archeologia infatti si occupa di tutti i periodi, naturalmente con varie specializzazioni, nella convinzione, maturata di recente, che ogni età è degna di essere studiata e valorizzata; con motivazione analoga tratta tutte le aree geografiche, senza preclusioni. Di conseguenza si articola in varie branche in relazione ai popoli e quindi ai tempi e alle aree geografiche: l'Egitto (3200-31 a.C.; ' egittologia), la Mesopotamia (i sumeri, 3500-2000/1900 a.C.; gli assiro-babilonesi, 2000/1900 - metà del VI secolo a.C.), l'Asia minore (gli ittiti, 2000-1200 a.C.), la Fenicia (1500-700 a.C.), la Palestina (gli ebrei, 1200 a.C.-70 d.C.); le civiltà classiche greca (1000-146 a.C.; con il precedente della cultura minoico-micenea, 2700-1000 a.C.), etrusca e italica ( etruscologia) e romana (753 a.C.476 d.C.). In particolare le manifestazioni culturali greco-romane sono studiate dall'archeologia classica. A queste si affiancano le culture celtica (dal XIII secolo a.C. all'età romana), iberica, iranica, indiana, delle steppe asiatiche e dell'estremo Oriente (Cina, Giappone), e quelle precolombiane d'America, dei maya, degli aztechi, degli inca. In ambito europeo si è affermata inoltre l'archeologia cristiana, seguita dall' archeologia medievale, accanto a esse poi si sono imposte l'archeologia rurale (per conservare gli strumenti e le tecniche propri della tradizionale civiltà contadina) e l'archeologia industriale (per salvaguardare e tramandare le prime tecniche e i primi ambienti di lavoro); più recentemente si è addirittura formata una tendenza allo studio della civiltà contemporanea con metodi archeologici. Tutti i settori, che hanno campi di indagine differenti dal punto di vista cronologico e geografico, sono accomunati dal metodo, che si applica in ugual modo.

LE FONTI. Le fonti archeologiche si possono suddividere in materiali, epigrafiche e numismatiche, letterarie. Le fonti materiali al vaglio dell'archeologo sono estremamente varie: le città, di cui vengono analizzati la composizione urbanistica e il rapporto con il territorio circostante, gli edifici pubblici e privati, le decorazioni eventuali (pitture, sculture), i monumenti, le tombe, gli oggetti d'uso quotidiano. L'esame di tutte queste testimonianze consente di acquisire moltissime conoscenze: dal livello qualitativo degli edifici si ricava il tono di vita dei loro abitanti; dalle opere d'arte i caratteri degli artisti; dagli oggetti d'uso, spesso sepolti accanto ai defunti, la qualità della vita. Le fonti epigrafiche ( epigrafia) e numismatiche ( numismatica) consentono possibilità di datazione e offrono importanti informazioni per la storia delle autorità emittenti e per le vicende economiche in determinate epoche. Tra le fonti letterarie fondamentali sono i tre capitoli della Naturalis Historia del romano Plinio il Vecchio (I secolo) e la Periégesis tès Elládos (Guida della Grecia) del greco Pausania (II secolo), vera e propria guida ai monumenti della Grecia antica, ancora oggi strumento basilare di conoscenza.

LE TECNOLOGIE. Rispetto alle conoscenze prospettate dalle fonti tradizionali, altre provengono dall'impiego delle moderne tecnologie. Nell'approccio al territorio si è rivelato fondamentale l'apporto della fotografia aerea, basata sulle tracce lasciate dalle strutture nel terreno e visibili solo dall'alto. Nello studio delle strutture stesse e dei reperti si adottano metodi fisici e chimici: il carbonio 14, la dendrocronologia, la termoluminescenza, il paleomagnetismo, la fluorescenza ai raggi X, la paleobotanica, l'analisi delle ossa umane e animali. Il complesso delle conoscenze acquisite è raccolto nelle banche dati computerizzate. Ma la tecnica archeologica più nota è lo scavo. Per l'ambito classico solo dal XIX secolo vennero organizzate spedizioni scientifiche, che scavarono siti quali Olimpia, Delfi, Atene, Pergamo. Le grandi campagne del XIX secolo e dei primi decenni del XX adottavano il metodo di scavo topografico, volto cioè a riportare in luce la realtà storico-monumentale del sito di un dato periodo. Dagli anni Trenta si impose in Italia il metodo stratigrafico, mutuato dagli studi di preistoria. Esso è fondato sul principio del rispetto della sequenza degli strati nel loro sovrapporsi nel terreno, da considerare come risultanti dall'opera dell'uomo, il quale nel corso del tempo agisce sul suolo con asportazioni e accumuli, costruzioni e demolizioni. Seguendo puntualmente, nel corso dello scavo, l'avvicendarsi degli strati, si ricostruisce via via la storia del succedersi di essi. Concettualmente il nuovo metodo è di portata fondamentale: per esso si rinuncia a privilegiare un'epoca (spesso in passato quella classica) a favore di una storia continuativa del luogo scavato (insediamenti, abitazioni ecc.), di cui vengono analizzate tutte le fasi, anche quelle più recenti.

LO SVILUPPO DEGLI STUDI. La riscoperta dell'antichità classica, con un sensibile passaggio dal privilegio esclusivo accordato alla testimonianza scritta all'apprezzamento del dato monumentale, ebbe inizio in Italia nei secoli XIV e XV, dopo episodi di imitazione dovuti all'imperatore Federico II di Svevia. Da un lato gli umanisti (F. Petrarca, P. Bracciolini, F. Biondo, P. Leto) si avvicinarono alle rovine romane grazie alla conoscenza degli scrittori classici, che fino ad allora erano stati l'unica fonte di conoscenza dell'antico; dall'altro lato gli artisti (Donatello, F. Brunelleschi, A. Mantegna) si ispirarono agli edifici romani disegnandoli e traendone ispirazione per le loro opere. La civiltà greca cominciò a essere conosciuta grazie al commerciante e viaggiatore Ciriaco de' Pizzicolli, che nella prima metà del XV secolo visitò la Grecia e l'Asia minore. Nel 1471 papa Sisto IV istituì il primo museo archeologico di Roma riunendo nel suo palazzo in Campidoglio una serie di sculture; nel 1506 papa Giulio II creò il Museo del Belvedere al Vaticano. Da questi nuclei derivarono due fra i più celebri musei del mondo, il Capitolino e il Vaticano. A essi si affiancarono le collezioni private di nobili famiglie romane (come i Medici, i Chigi, i Della Valle) e italiane (i Gonzaga a Mantova, i Medici a Firenze, gli Aragonesi a Napoli) oltre che delle famiglie regnanti in Francia, in Austria, in Germania. Il fenomeno collezionistico esplose in Italia, incrementato dalle continue scoperte in seguito ad attività edilizie o a scavi volti al puro fine di ritrovare suppellettili preziose o statue, operazioni che diedero vita a vere e proprie spoliazioni, gravemente dannose per la conoscenza corretta del patrimonio archeologico. Nel contempo, nei secoli XVII e XVIII, prevaleva una cultura analitica, fondata sull'erudizione più che su un approccio scientifico reale. Alla metà del XVIII secolo i Borboni di Napoli avviarono lo scavo delle aree vesuviane sepolte dall'eruzione del 79 d.C., con l'intento, ancora una volta, di recuperare materiale di pregio e di dare gloria alla casata. Di lì a poco emerse la singolare figura di J.J. Winckelmann, che liberò la cultura dalla pedanteria dell'erudizione a favore di un metodo critico profondamente innovatore rappresentato, all'inizio dell'Ottocento, da E.Q. Visconti (1751-1818), da C. Fea (1753-1836), da A. Nibby (1792-1839). Nacque quindi l'archeologia come scienza, grazie all'applicazione del metodo sperimentale: gli scavi, condotti sistematicamente, vennero accompagnati da una documentazione grafica e fotografica e i risultati furono resi noti tramite la pubblicazione. Al tempo stesso studiosi tedeschi come J. Overbeck (1826-1895), H. von Brunn (1822-1894) e, da ultimo, A. Furtwängler (1853-1907), in base alle fonti antiche identificarono nelle sculture rinvenute negli scavi le copie romane delle opere degli artisti greci più famosi, e per questo più riprodotti: tra gli altri Fidia, Policleto, Lisippo. Alla luce delle nuove e più sistematiche conoscenze fu possibile mutare i quadri critici: così alla fine dell'Ottocento A. Riegl e F. Wickhoff, studiosi viennesi, analizzando il materiale romano ne dimostrarono il pari valore artistico rispetto a quello greco, fino ad allora considerato superiore sulla scia del Winckelmann.

• M. Pallottino, Che cos'è l'archeologia, Sansoni, Firenze 1968; R. Bianchi Bandinelli, Introduzione all'archeologia classica come storia dell'arte antica, Laterza, Roma-Bari 1976; N. Himmelmann, Utopia del passato, De Donato, Bari 1981; A. Carandini, Storie dalla terra, Einaudi, Torino 1991; U. Broccoli, Archeologia e Medioevo, Laterza, Roma-Bari 1986.

E. Calandra