apartheid

La politica razzista nella versione attuata in Sudafrica dal Partito nazionalista fra il 1948 e il 1990. Il termine afrikans apartheid, che significa separazione, sostituì quello iniziale significante segregazione e venne più tardi soppiantato ufficialmente dalla dizione corrispondente a sviluppo separato. La controversa strategia egemonica perseguita dalla minoranza bianca in Sudafrica è stata oggetto di un'imponente quantità di studi a livello mondiale, ma particolarmente nei paesi anglofoni e nello stesso Sudafrica, dove le teorizzazioni e l'elaborazione di modelli politicoistituzionali ed economici funzionali al principio della segregazione, ma anche l'analisi apertamente critica dei presupposti e degli effetti del razzismo istituzionalizzato, hanno suscitato a partire dagli anni Cinquanta un dibattito vivace e aperto. In ambito accademico assunse un rilievo centrale la questione del rapporto fra sistema di dominazione razziale e sviluppo del capitalismo sudafricano, producendo analisi generalmente riconducibili a due principali linee interpretative. Una (fra i principali esponenti D. Hobart Houghton, R. Horwitz, S. Van der Horst, D. Doxey, W. Hutt, F. Wilson) fu rappresentata dall'economia politica di tendenza liberal, secondo la quale l'intervento dello stato conformato a un'ideologia razzista e a una struttura segregazionista ha distorto e ritardato il processo di sviluppo capitalistico. Di contro, una scuola di impostazione marxista-strutturalista (fra gli altri M. Legassick, S. Trapido, S. Marks, A. Atmore, N. Westlake, H. Wolpe, D. Yudelman), definitasi in chiara contrapposizione alla prima tendenza in occasione del dibattito scientifico seguito alla pubblicazione, nel 1971, di The Oxford History of South Africa (curata da M. Wilson e L. Thompson), vide nell'apparato dello stato razzista una premessa direttamente funzionale alla crescita dell'economia, in quanto esso assicurava, attraverso strutture di controllo stretto della maggioranza nera, una riserva inesauribile di manodopera a buon mercato. Tale dicotomia continuava a essere pronunciata nei primi anni Novanta, nonostante uno stemperamento della polarizzazione ideologica, una comune accettazione dell'autonomia di fattori culturali di fondo rispetto a logiche di tipo prettamente economico, e nonostante la tendenza a un riavvicinamento dialettico indotto dal clima di dialogo propiziato dallo smantellamento rapido del sistema razzista in Sudafrica, grazie al quale il 26/28 aprile 1994 si poterono celebrare le prime elezioni a suffragio universale, che portarono alla vittoria dell'ANC e alla proclamazione di Mandela a presidente della repubblica (1994-99).

P. Valsecchi