MORTALITÀ
Incidenza della morte tra gli individui che compongono una popolazione, o un suo sottoinsieme. Il rischio di morte, per le caratteristiche biologiche e sociali degli individui ad esso esposti e per i fattori della medesima natura che lo determinano, è fortemente diversificato nelle diverse età della vita e, soprattutto in epoca contemporanea, tra i sessi. Il suo studio può riguardare pertanto sottoinsiemi di popolazione definiti appositamente: si parlerà in tal caso di mortalità specifica (per età, per sesso, per causa ecc.), per distinguerla dalla mortalità generale o generica. Particolare importanza riveste la mortalità infantile (nel primo anno di vita), che costituisce un indicatore delle condizioni economiche e sociali di una popolazione. La mortalità differenziale evidenzia in taluni casi l'esistenza di un'eventuale supermortalità maschile, in altri le differenze di mortalità per stato civile, o l'incidenza dei diversi fattori ambientali o professionali nel determinare il maggiore o minore rischio di morire. Alla fine del XX secolo l'incidenza della mortalità è ormai indipendente dai livelli di reddito: i progressi della medicina e la diffusione dei servizi sanitari non trovano ostacolo nel più o meno alto grado di ricchezza, almeno nei paesi sviluppati. Ma in passato l'andamento della mortalità è stato profondamente condizionato dal rapido mutamento sociale del XIX secolo che ha radicalmente modificato le condizioni di vita delle popolazioni. Nel Settecento, in tutta Europa, si era ancora in presenza di un regime demografico contraddistinto da un'elevata frequenza di decessi. Il successivo declino della mortalità, avviatosi in tempi diversi nelle nazioni europee, si era ovunque manifestato in un primo tempo nella attenuazione e nella scomparsa delle grandi crisi di mortalità, dovute alle epidemie o alle carestie, e in seguito nella riduzione dei decessi anche in tempi normali grazie ai progressi alimentari, igienici e medici.