GIUSTIZIA E LIBERTÀ
(1929-1945). Organizzazione antifascista fondata a Parigi nel 1929 da alcuni fuoriusciti italiani tra cui Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Alberto Cianca e Ernesto Rossi, che riprendevano i temi del socialismo liberale di P. Gobetti. Il movimento si pose immediatamente il compito di organizzare la resistenza contro il fascismo costituendo gruppi clandestini in Italia e promuovendo un'intensa attività di propaganda. Dopo una serie di arresti e di processi, il movimento fu costretto nel 1930 a rallentare questa attività. Nel 1931 aderì alla Concentrazione antifascista e nel 1932 elaborò un progetto a più lunga scadenza che non mirava alla restaurazione del quadro politico prefascista ma si spingeva a delineare una nuova democrazia sociale al cui centro erano la forma repubblicana dello stato, una costituzione sociale e il decentramento amministrativo. Si dotò anche di propri "Quaderni" a cui collaborarono, tra gli altri, Salvatorelli e De Ruggiero. Non condivise la politica dei fronti popolari che considerò strumentali al comunismo. Allo scoppio della guerra civile spagnola organizzò proprie brigate di volontari a sostegno della repubblica. Si sciolse di fatto quando le truppe tedesche occuparono la Francia nel 1940. Nella Resistenza i suoi militanti aderirono al Partito d'azione, le cui brigate partigiane conservarono tuttavia il nome di Giustizia e libertà.