ALBIGESI
Seguaci del movimento ereticale sviluppatosi tra XII e XIII secolo nel Mezzogiorno occitanico della Francia (Linguadoca), soprattutto a Tolosa e ad Albi. Insieme ai numerosi e coevi focolai dell'Italia settentrionale, furono la principale manifestazione in Occidente della eresia orientale dei catari, già propagatasi attraverso bogomili e pauliciani nei Balcani. Il movimento si innestò sulla ripresa religiosa europea dell'XI secolo, che accompagnava la crescita economica e i suoi profondi rimescolamenti sociali. Esso però si spinse fino alla negazione completa della Chiesa, della sua liturgia e di alcuni dei suoi principali cardini teologici (divinità del Cristo, verità dell'Antico Testamento e dottrina della creazione). Le comunità ereticali trovarono un potente alleato nel conte di Tolosa Raimondo VI e in altri grandi signori provenzali. Intorno al 1170, a Saint-Félix-de-Caraman, l'eresia si diede una organizzazione territoriale diocesana. Di fronte al concreto pericolo di una nuova chiesa cristiana occidentale, Roma reagì. Dopo l'assassinio nel 1208 del legato pontificio, papa Innocenzo III considerò chiusa ogni prospettiva di conciliazione, scomunicò Raimondo VI e bandì la crociata contro gli albigesi, che si trasformò in una lunga e sanguinosa guerra ventennale, condotta dalla nobiltà cattolica ortodossa della Francia settentrionale, legata alla monarchia, contro i ricchi e potenti principati della Linguadoca. Lo scontro si risolse nel 1229, dopo l'intervento diretto del nuovo re Luigi VIII che sottopose alla corona gran parte della regione, e con l'ausilio dell'Inquisizione l'eresia fu estirpata.