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| Scipione l’Africano |
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Regia: Carmine Gallone
Produzione: Italia, 1937
Interpreti:
Annibale Ninchi,
Camillo Pilotto,
Fosco Giachetti,
Isa Miranda
Durata: 120’
Recensione di Michele Gottardi
Nel 208 a. C., dopo la disfatta di Canne, il senato romano affida a Publio Cornelio Scipione il compito di combattere Annibale sulla sua terra d’Africa per sconfiggerlo definitivamente. Scipione sbarca così in Africa e sconfigge i numidi, il cui regno viene dato in premio all’alleato Massinissa. Intanto Cartagine chiede la tregua, per dar tempo ad Annibale di rientrare dall’Italia. Arrivato in Africa, Annibale offre a Scipione la pace, ma questi rifiuta. La battaglia finale si svolge a Zama: tra elefanti e cavalleria alla fine Annibale è sconfitto.
Forse il più fascista dei film italiani, Scipione l’Africano è un kolossal nato per celebrare le glorie del regime che aveva appena conquistato l’Etiopia. Il film mette in luce la sostanziale identità tra la conquista romana dell’Africa e quella fascista dell’Etiopia, tra imponenti scene di massa, che paradossalmente anticipano l’impostazione estetica del neorealismo, e una divisione manichea dei ruoli e delle colpe: i romani sono tutti buoni, i cattivi sono tutti cartaginesi.
Il regista dispone una scenografia (utilizzata anche per Messalina nel 1951) in cui tutto richiama la dittatura: dalle scalinate da cui discende Scipione, sopra un mare di braccia tese nel saluto romano, all’oratoria mussoliniana, al bianco delle architetture che richiamano lo stile razionalista proprio del Littorio.
La scena della battaglia di Zama è imponente e tutto il film oscilla tra la tragedia e il melodramma, registro caro a Gallone che nel dopoguerra diventò celebre per la riduzione delle opere liriche, trasportando sul grande schermo molto Verdi e Puccini.
La musica è di Ildebrando Pizzetti, che nel 1914 aveva composto la Sinfonia del Fuoco per Cabiria di Pastrone. |
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